Giuliano Dottori

L'Arte Della Guerra Vol. 1

2014 (Musica Distesa) | songwriting, alt-pop

Questo inizio del 2014 è caratterizzato, per quanto riguarda la canzone d’autore italiana, dalla voglia di non accontentarsi più della sola ricerca di belle melodie vocali e di testi efficaci, ma si sta anche facendo un lavoro molto più accurato dal punto di vista dei suoni, degli arrangiamenti, in generale della produzione artistica. Dente, Le Luci Della Centrale Elettrica e Maria Antonietta sono già i tre indizi che fanno una prova: si possono apprezzare o meno gli artisti citati e/o i loro ultimi lavori, ma obiettivamente va riconosciuta la voglia di accompagnare il puro songwriting con un suono ricco, vario e audace. A questi tre nomi, si aggiunge ora quello di Giuliano Dottori, che in questo suo terzo lavoro propone solo otto tracce, di cui una è una breve strumentale, ma moltissimi contenuti proprio dal punto di vista appena specificato.

Lo stile melodico e il timbro vocale di Dottori non sono troppo dissimili da quelli mostrati nei due album precedenti, ma questi due elementi sono rivestiti da una struttura sonora estremamente curata. Questo non tanto per la presenza di una strumentazione particolarmente ampia, ma soprattutto per come gli strumenti vengono utilizzati per comporre arrangiamenti mai uguali a se stessi e che, quindi, fanno sì che le canzoni siano accomunate da una medesima identità melodica che però è concretizzata in modo diverso ogni volta. L’iniziale “Quando tornerai a casa”, ad esempio, ha un suono pieno ma che volutamente non affonda i colpi creando un’atmosfera di attesa e incertezza; le successive “Estate #1107” e “Le vite degli altri”, invece, hanno il suono più classicamente pop-rock del disco, insieme a “Il mondo dalla nostra parte”; la title track è una dolce piano ballad e anche la conclusiva “I fiori muoiono quando ci rattrista perderli” punta su essenzialità e delicatezza, questa volta con la chitarra acustica; a queste fa da contraltare “Occhi dentro gli occhi”, il brano che ha il suono allo stesso tempo più cupo e più dettagliato.

Non è solo questa varietà nel suono a rendere interessante il disco, ma c’è anche un uso inconsueto sia della parte ritmica che della metrica dei testi. In più di un’occasione, infatti, non c’è affatto un’interazione lineare tra i due elementi citati e la linea melodica, ma talvolta vengono buttate dentro al singolo verso più parole di quelle che sarebbe consentito dalla metrica classica e altre volte l’accompagnamento ritmico è sfasato rispetto all’andamento della melodia stessa; nel caso poi del brano iniziale, le due cose si verificano contemporaneamente. Il bello è che il tutto non suona né come un errore ma nemmeno come un virtuosismo pretenzioso, poiché queste accortezze raggiungono lo scopo di creare un risultato più interessante e particolare senza che esso sembri fuori fuoco.

Anche la struttura compositiva stessa di alcuni brani esce dagli schemi, in particolare “Occhi dentro gli occhi” ma, in misura minore, anche “Estate #1107” e “Il mondo dalla nostra parte”. In questi brani, infatti, sono presenti anche parti puramente strumentali, ma non si può parlare semplicemente di momenti di stacco dal continuo scorrere di melodie vocali: queste parti strumentali, infatti, hanno una melodia propria così ben definita da far parte dello scheletro vero e proprio del brano e anche qui è tutto talmente ben fatto da catturare totalmente l’interesse del’ascoltatore grazie a trovate tanto inconsuete quanto coerenti. In questo discorso si inserisce “(La Nave)”, altro passaggio strumentale che non è stato incorporato a nessun brano ma riesce a sortire lo stesso effetto.

Infine, è giusto dare uno sguardo anche ai testi. Qui possiamo parlare di una dicotomia, nel senso che alcuni esprimono concetti in modo chiaro e diretto, mentre in altri casi è evidente che il significato non è quello letterale. I primi sono solo in apparenza più facili da realizzare, perché il rischio di cadere nella banalità è decisamente alto, ma qui questo non avviene. Quando sentiamo Dottori cantare “quando tornerai a casa metteremo in fresco una bottiglia di vino bianco”, ci arriva spontanea l’impressione di qualcosa scritto con il cuore e di un concetto espresso senza altezze letterarie ma nel modo più efficace possibile. Anche quando le cose vengono dette in maniera mediata, ad esempio in un passaggio come “l’arte della guerra la impari da bambino”, ci si immedesima subito con le sensazioni che l’autore vuole evocare e mai per un momento ci sembra di ascoltare qualcuno che sciorina metafore fini a se stesse.

In definitiva, Giuliano Dottori ci ha messo quattro anni a tornare sulle scene da solista, ma il risultato è un successo su tutta la linea. Questo è un disco che ha il giusto equilibrio tra classe e schiettezza, tra ambizione e concretezza, tra cura formale e impatto emozionale. È un disco che invoglia a essere ascoltato tante volte e in ogni occasione l’ascoltatore può scoprire in esso qualcosa che non aveva ancora notato. Il termine maturità è spesso fuorviante, oltre che abusato, ma se maturità significa capacità di fare canzoni nel senso classico del termine ma uscendo dall’ordinario in modo sempre costruttivo e efficace, Giuliano Dottori l’ha raggiunta con questo disco.

(05/04/2014)



  • Tracklist
  1. Quando Tornerai A Casa
  2. Estate #1107
  3. Le Vite Degli Altri
  4. (La Nave)
  5. L'Arte Della Guerra
  6. Il Mondo Dalla Nostra Parte
  7. Occhi Dentro Gli Occhi
  8. I Fiori Muoiono quando Ci Rattrista Perderli


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