Yair Elazar Glotman

Northern Gulfs

2014 (Glacial Movements) | electroacoustic ambient

A Berlino e dintorni, il nome di Yair Elazar Glotman ha guadagnato negli anni una notorietà, per quanto circoscritta all'ambiente avant, grazie alla grande quantità di installazioni multimediali e opere video proposte in location anche importanti. Meno noti sono i suoi trascorsi come musicista, attività principalmente divisa fra commissioni cinematografiche e sonorizzazioni di video-sculture nelle quali il credit al suo lavoro non è mai stato diffuso più di tanto. La gavetta alle spalle è tanta, insomma, ma fuori dalla natia Germania in pochi ne sono a conoscenza: fra quei pochi c'è probabilmente Alessandro Tedeschi, mente e propulsore di Glacial Movements, che al debutto di Glotman riserva uno spicchio importante di un catalogo in costante evoluzione.

Non sorprende più di tanto, a dire il vero, che “Northern Gulfs” sia il racconto sonoro di un viaggio in non precisati mari del Nord, dai quali l'artista è tornato con una collezione di field recordings lavorati poi fino a divenire base per la realizzazione del disco. Scrosci d'acqua, rintocchi di stalattiti, spirate di vento amalgamate da sottili e timidi disturbi digitali, un fondale sopra il quale i ricami sono invece affidati a limpide distese analogiche. L'origine glitch dell'arte di Glotman si unisce dunque a una svolta prettamente elettroacustica, ponendo l'isolazionismo ambientale a comun denominatore in sei lunghe digressioni fra sottili lamine di ghiaccio, immersioni nel gelido mare, impressioni di isole abbandonate alla nebbia e prive di segni vitali.

I titoli portano alla luce qualche dettaglio in più sulle ambientazioni: “Khaypudyr Bay” prende il nome dall'omonima baia russa, luogo decisamente inospitale dove la tundra fa da padrona assieme a foche e orsi polari, disegnata servendosi quasi esclusivamente di disturbi e sample.
Su una falsariga simile si collocano anche “High Tide” e “Low Tide”, la prima dominata da un lento e morbido moto ondoso di droni in evoluzione, la seconda lasciata alla dittatura di grovigli glaciali. “Karen Sea” - luogo non ben identificato dalle parti della Russia orientale – dipinge un battello spoglio delle sue vele alla deriva fra iceberg e isole, senza concedere al suo cammino la vista di un singolo raggio di sole.

Solo in apertura e in chiusura sembra essere data una chance alla sopravvivenza di una qualsiasi forma di vita: gli arpeggi ciclici di “Sunken Anchor” sono però presto avvolti da una coltre di nebbia, quasi a segnare l'ingresso in un mondo parallelo, dal quale il notturno sereno di “Home Port” illude di allontanarsi, trovando in realtà finalmente un adattamento alle sue drastiche condizioni climatiche.
Resta da sottolineare ancora una volta la lungimiranza del marchio Glacial Movements nel dare alle stampe prodotti di altissima qualità su un concept ormai assodato da tempo, che molti sarebbero stati pronti ben presto a dare per esaurito. Per Glotman, invece, si tratta di un inizio importante, un primo passo che non può che lasciar ben sperare.

(28/06/2014)

  • Tracklist
  1. Sunken Anchor
  2. Khaypudyr Bay
  3. High Tide
  4. Low Tide
  5. Kara Sea
  6. Home Port
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