Have A Nice Life

The Unnatural World

2014 (Enemies List) | gothic-rock, post-gaze

Sono trascorsi ben sei anni dal celebratissimo “Deathconsciousness”, disco per certi versi unico nel suo genere, affascinante concept dall'irresistibile richiamo underground. Un tempo lunghissimo nel quale Dan Barret e Tim Macuga non hanno fatto altro che continuare a rafforzare le fondamenta della benemerita Enemies List, inanellando a più riprese una serie di progetti paralleli. Nuove creature svezzate in coppia (Nahvlar), da solisti (Barret nei panni di Giles Corey e Dan Barrett and The Cruisers, Macuga nelle vesti di The Flowers of St. Francis), e in formazioni più o meno allargate (No Salvation).
Insomma, ai due non è di certo mancata la volontà di (ri)tuffarsi nel metal più tenebroso, o più semplicemente di tirare fuori nuove idee, nuovi cerimoniali mediante i quali annichilire la platea e la propria anima. Un mondo ricco di produzioni domestiche e lugubri salotti nei quali rinchiudersi intere giornate, nella viva speranza di smuovere l’istinto musicale nei suoi lati più oscuri.

“The Unnatural World” si presenta dunque carico di aspettative. Per certi versi, prova a seguire la medesima tetra scia del suo illustre predecessore, palesando una minore pretesa concettuale, mostrandosi più asciutto e compatto sotto il profilo strettamente “rock”. Ciò nonostante, resta ben salda la capacità dei due ragazzi del Connecticut di saper riavvolgere il nastro ad ogni traccia, bilanciando l’ossatura del suono grazie a un’eccellente variazione stilistica, tra incalzanti echi post-gaze (“Defenestration Song”), riverberi industriali, bassi frantumati e corposi al tempo stesso, e improvvise derive noise (“Unholy Life”).

Il piatto è quindi ancora una volta molto ricco, così come le parole trasudano una recondita disperazione e una struggente inquietudine. In tal senso, i primi versi dell’open-track lasciano poco spazio a qualsiasi fantasia: "The Vigilant Digger will dig my grave of an earth made of things I cannot say, and build a cenotaph that stands where we once kneeled".
Non mancano comunque momenti più rilassati, ma non per questo meno sentiti e ispirati (la splendida “Burial Society”), pause strumentali a invocare arcaici rituali (“Music Will Unntune The Sky”), andazzi post-punk densi di tetraggine dal titolo inaspettatamente ironico (“Dan & Tim, Reunited By Fate”), e il solito feedback in lontananza da cornice all’ennesimo urlo di dolore (“Cropsey”).

A chiudere l'album è un’oscura e placida liturgia sonora che pare fornire un piccolo bagliore di speranza, quasi da contrappasso a questo mondo sempre più frenetico e tremendamente "innaturale" ("Emptiness Will Eat The Witch").

(31/01/2014)

  • Tracklist
  1. Guggenheim Wax Museum
  2. Defenestration Song
  3. Burial Society
  4. Music Will Untune the Sky
  5. Cropsey
  6. Unholy Life
  7. Dan and Tim, Reunited by Fate
  8. Emptiness Will Eat the Witch
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