Hello Saferide

The Fox, The Hunter And Hello Saferide

2014 (Razzia Records) | dream-pop, songwriter

I was a born romantic for a reason

I grew up to be a song writer

 

Quattro anni di silenzio. Un intervallo più che sufficiente a far scomparire dai radar anche artisti etichettati come interessanti promesse. Non abbastanza, tuttavia, per costringerci a dimenticare colei che in Svezia è da tempo considerata l’equivalente femminile di Jens Lekman. Ebbene sì: la mente dietro il progetto Hello Saferide, quella Annika Norlin che è anche giornalista e dj radiofonica, che in patria vanta un culto non indifferente e ha già un paio di grammy nazionali in bacheca, torna finalmente a farsi viva e pareggia con questo “The Fox, The Hunter And Hello Saferide” il conto dei lavori licenziati con la sua seconda ragione sociale, quella personale e madrelingua del moniker Säkert! C’è peraltro un mito da sfatare in partenza, onde evitare equivoci: l’accostamento con l’autore di “Night Falls Over Kortedala” poteva essere calzante al battesimo del fuoco, quando a produrre Annika era la piccola stella Andreas Mattsson (celebre due decadi fa con i Popsicle), ma ha ormai perso parecchio in efficacia. Stilisticamente il disco porta infatti a compimento un’evoluzione sonora che  ha visto virare la cantante di Östersund dal twee acustico dell’esordio a un dream-pop umbratile e perturbato.

 

Le coordinate le fissano con assennato criterio le due battistrada, una più delicata dell’altra nella loro dimessa cadenza. Una cornice architettonica minimale e umilmente sintetica, sfumata nella prospettiva dai toni soffusi di un incanto sottilissimo, offre il migliore degli approdi alla gentilezza della voce, confidenziale e quanto mai carezzevole. Questi scorci trovano gioco facile nel rubare analoghe suggestioni alle gemme nascoste di L’Altra e Headlights (“Dad Told Me”), o degli Yo La Tengo più notturni (“I Forgot About Songs”), riuscendo ancora più felicemente impressionisti e, se possibile, meno algidi. Ma non si tratta solo di semplici sensazioni. Più che il lavoro di una band, ha senso considerare il terzo Hello Saferide un’opera solista, con Andrea Kellerman e Maia Hirasawa ridotte in ruoli di coriste, e solo sporadici contributi dai fidati Pelle Ossler e Jens Lagergren, chitarra e basso rispettivamente. Alla Norlin questo indie-pop spartano ma umanista calza come un guanto perché esalta la tempra della sua voce, formidabile nell’imporsi sulla cortina di inquietudini e sugli esili artifici formali che rappresentano le sole, scarne decorazioni dell’album.

 

Il cantato è al centro, quindi, nonostante l’irrinunciabile basso profilo indossato con naturalezza dall’artista scandinava. Certo più essenziale di così difficilmente potrebbe essere, ma non c’è frangente in cui non riesca caloroso o toccante, oltreché impeccabile nel servizio reso alle parole. La rigorosa disciplina dell’impianto sonoro non attenua di un decimale la portata emotiva delle liriche di Annika, sublimate semmai proprio dall’incontro con una parte musicale mai prevaricante. Non può sorprendere allora che i risultati più lusinghieri la Norlin li raggiunga in quel paio di sortite che più profumano di ortodossia cantautorale, strategicamente conficcati nel cuore del disco. Impregnato di nostalgia e commovente, senza incorrere nel sentimentalismo, “Berlin” è uno di quegli episodi che abbagliano per la purezza scintillante dell’interpretazione come per il nitore della scrittura e la frugalità degli arrangiamenti. Sulla sua scia, la deliziosa “Raspberry Lips” esce sconfitta solo ai punti dopo aver toccato corde speciali anche nei più spietati. Non siamo distanti dalle pagine migliori di una Tracyanne Campbell o di una Natalie Merchant, e fa piacere che nella proposta della svedese non vi sia la minima traccia di affettazione.

 

Ha tutto un altro piglio il singolo “I Was Jesus”, movimentato da un’inclinazione romantica non di banale facciata che riporta dritto al tenero nichilismo e alle anomale ballad “aeree” degli scozzesi Ballboy (il debito nei confronti di “Avant-garde Music” pare innegabile). Salto di traccia e nuova giravolta anche umorale. Sbuffi grigiastri e residue scorie color pastello danno forma a un ibrido curioso e affascinante (“Parts Of Nature”) che tradisce in controluce le ascendenze nordiche (e vagamente aliene) della bionda di Östersund. Le tastiere, qui e altrove, si ritagliano un ruolo da coprotagoniste, con le frattaglie ritmiche a rievocare quelle approntate da Charley Drayton per l’ultima fatica di Fiona Apple. Anche nel caso del nuovo Hello Saferide si delineano i contorni di una prova irrequieta ma di carattere che non fa che infiammare il talento eclettico della sua creatrice. Per qualità fascinatoria “Hey Ho” suggerisce invece un apparentamento con Nicole Atkins mentre “The Crawler” ha la consistenza della canzone popolare senza tempo, un po’ come quelle che Anaïs Mitchell ha pescato dall’antologia di Francis James Child. Anima e veste espressiva, tuttavia, sono modernissime, e non risultano concessioni a una teatralità che proprio non fa parte del bagaglio dell’artista. Il cui sguardo torna ad addolcirsi nelle battute conclusive, appaltate nuovamente alla raffinata equilibrista che è in lei.

 

Il pungente intimismo di Annika ritrova con “Rocky” la sua misura ideale e all’orizzonte ricompare Gordon McIntyre, nello specifico quello docile e autunnale di “I Worked On The Ships”.

Non una parola è di troppo. Nessuna nota va sprecata, e la prerogativa è dell’album nel suo insieme. Quando qualcosa di simile accade non può che essere sintomo di una perizia poetica fuori dal comune: una freccia indispensabile, all’arco di chi afferma d’esser nato per scrivere canzoni.

(12/10/2014)

  • Tracklist
  1. I Forgot About Songs
  2. Dad Told Me
  3. I Was Jesus
  4. Parts Of Nature
  5. Berlin
  6. Raspberry Lips
  7. The Crawler
  8. Hey Ho
  9. Last Night Bus
  10. Rocky
  11. This Body
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