Heterotic

Weird Drift

2014 (Planet Mu) | electro-pop

Da parecchi anni ormai Mike Paradinas ha fatto di Planet Mu un cuore pulsante che si muove contemporaneamente in più direzioni, spesso anche contraddittorie fra di loro. Basti pensare a quanto l'etichetta inglese abbia influito sull'importazione di materia prima fresca e inedita, dagli States come da Londra, e a quanto nel frattempo si sia dedicata a un aggiornamento conservativo di sonorità tipicamente vintage. Una sorta di specchio della personalità del buon Mike, anch'egli nell'ultimo periodo diviso equamente fra la riesumazione di µ-Ziq - creatura con cui contribuì alla stesura di un capitolo fondamentale della musica elettronica - e la progettazione di una nuova avventura materializzatasi proprio nel progetto Heterotic.

Che il sodalizio artistico, successivo a quello sentimentale, tra il label boss e Lara Rix-Martin avesse generato una creatura dalla natura meticcia e mutevole lo si poteva intuire già da quel “Love & Devotion” che ne aveva segnato, l'anno scorso, un interessante e riuscito punto di partenza. L'unico dubbio che restava da fugare riguardava l'autentica paternità di quel pop elettronico fluido e levigato, che pareva ricondurre forse più del dovuto alle sonorità di Gravenhurst, ospite d'onore la cui presenza andava ben oltre il ruolo di semplice vocalist. Se il compito di “Weird Drift” era quello di non far rimpiangere il favoloso equilibrio a favore del quale il contributo del “cantautore trip-hop” era risultato decisivo, la missione non può certo dirsi riuscita.
Instaurando una potenziale tradizione, pure in questo nuovo e ravvicinato capitolo Paradinas e consorte chiamano a sé una voce a cui stavolta affidare, stando alle note di copertina, solo testi e parti canore: la scelta ricade su Vezelay, una recluta del vivaio casalingo, con all'attivo un solo Ep datato 2011. Mathieu Le Berre, così risulta all'anagrafe, (ma se vi dicessimo che canta Damien Jurado ci caschereste) non è Nick Talbot e lo si sente già da “Rain”, singolo scelto per anticipare l'uscita del disco: ma quel che sorprende di più sono le effusioni patinate da tramonto di fine estate, l'atmosfera che rimanda a certo pop nostalgico tanto caro a casa Ghostly International (un nome storico? Lusine! Uno recente? Beacon!).

E se il progetto Miracle aveva già dimostrato che si possono fare canzoni con suoni vintage e ritmi dell'oggi, la ballad “Boxes” condensa l'affermazione col tono deciso ma gentile di chi la sa lunga. L'equa divisione fra strumentali e canzoni conferisce una fisionomia che realizza alla pari i momenti migliori e quelli obiettivamente privi di brio: la partenza nel classico omaggio alla storica synth-music di “Self-Importance” sa di auto-contemplazione tanto quanto il luna park di “Sultana”, mentre la ballata sospesa di “Triumph”, l'inchino a Bristol di “Shoe Soul” e gli scrosci liquidi di “Florence” (della serie: Kuedo resta pur sempre l'allievo) cercano di conciliare anima retrò e smania post-contemporanea.

Tutto regolare, non fosse che a un passo dalla fine la vecchia volpe ti tira fuori “Amniotic”, una cascata brulicante e stellare, iTAL tEK feat. Traxman, roba che aveva già fatto in “Chewed Corners”, ma che porta a chiedersi a quel punto perché non un disco tutto così, perché concludere con una “Empires” che è quanto di più nazional-popolare possibile, battito in 4/4, giro di tastiera gasante, cantato paradisiaco e “vissero tutti felici e contenti”. Tutto confezionato, suonato, composto e prodotto magnificamente, come d'altronde l'intero disco. Ma il ricordo di quelle gallerie scavate nell'anima non più di un anno fa e la speranza di poter parlare, prima o poi, della “svolta footwork di Mike Paradinas” non riescono proprio a essere zittiti.

(01/05/2014)

  • Tracklist
  1. Self-Importance
  2. Rain (feat. Vezelay)
  3. Boxes (feat. Vezelay)
  4. Lumber (feat. Vezelay)
  5. Liverpool
  6. Sultana
  7. Triumph (feat. Vezelay)
  8. Florence (feat. Vezelay)
  9. Shoe Soul (feat. Vezelay)
  10. Foghom
  11. Amniotic
  12. Empires (feat. Vezelay)
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