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Hyperdub 10.2

2014 (Hyperdub) | elettronica

Belle storie, i compleanni. Giornate singole di euforia che si esauriscono con la stessa velocità con cui i gelati si sciolgono al sole d'estate. Non fai in tempo a spegnere le candeline che l'alcol già ce l'hai in circolo, gli amici se ne sono andati e domani t'aspetta una regolare giornata di macabra quotidianità. Vale per le persone come per le istituzioni – perché questo è Hyperdub oggi, prima ancora che un'etichetta: arriva il tempo della ricorrenza, si festeggia con la tipica compilation e qualche serata sparsa per il globo e poi via, si riparte con il “solito” lavoro. Alla retorica domanda che recita qualcosa tipo “avrebbe mai potuto, uno come Kode9 aka Mr. Hyperdub, aka il principale responsabile dello sversamento della bass music nell'elettronica sofisticata, accontentarsi di un giorno di gloria per celebrare i dieci anni della sua mastodontica creatura?”, la risposta non stiamo nemmeno a darla. Per chi non avesse seguito la vicenda, rimandiamo al primo regalo celebrativo coi fiocchi e a interpretare liberamente il numerino che segue il 10 nel titolo.

Qualche mese fa fu appunto il turno dell'apripista, un doppio che raccoglieva la bellezza di trentatré pezzi per metà nuovi di zecca e per metà ripescati dal vasto catalogo, il tutto focalizzandosi sulle espressioni più pure (“dancefloor-oriented”, così parlo Steve in persona) del verbo di cui Hyperdub è senza mezzi termini il centro di gravità. Parole chiave, in ordine di zoom: urban, bass music, dubstep, e poi di lì post-dubstep, grime, footwork. Coordinate geografiche: Londra e Chicago. In poche parole, una delle più complete testimonianze sulle correnti più fresche e innovative dell'elettronica del nuovo millennio. Ora è dunque la volta del bis, della festa che non si ferma e che andrà avanti, tra sequele di showcase e altre due compilation in arrivo, rispettivamente a novembre e a inizio 2015. E uno dei significati principali che questa celebrazione prolungata assume è il sottolineare quanto Hyperdub sia stata, in questi dieci anni, molto di più della semplice etichetta che ha consacrato il dubstep e formalizzato il trionfo della materia urban.

“Hyperdub 10.2” sposta dunque l'accento, e lo fa andando a fissare la lente sugli ultimi cinque anni di catalogo Hyperdub e sui suoni (così definiti presentando il disco) “estivi” dello stesso. Quasi a dire: non ci siamo fermati al dubstep e a Burial (pure qui presente), e chi non lo sappia si faccia sotto e si goda roba nostra che può tranquillamente ascoltarsi mentre sorseggia un drink in spiaggia. Per i denti di chi invece ha familiarizzato di recente con l'ondata di artisti (e soprattutto artiste) con cui Kode9 ha rimpinguato il suo organico, qui c'è pane a volontà. Riassumendo, qui c'è il pop secondo Hyperdub, un pop coniato rivoltando l'eredità post-dubstep al servizio della forma-canzone, flirtando con l'Uk-garage delle origini quanto con la house più squisitamente melodica, optando variazioni sui canoni del footwork e del grime e avvicinandosi, talvolta silenziosamente, a sfere parallele come wonky e trap. Una miscela di cui esistono infiniti distillati diversi, qui proposti in un piatto comune nelle loro forme più appetitose.

Gran parte dei pezzi sono perle di un canzoniere noto non solo e non per forza agli aficionados del marchio – e questo subordina sicuramente il valore di questa raccolta a quello del primo capitolo – ma l'effetto di sentirseli tirati uno dietro l'altro su uno stesso disco resta impagabile. Specie considerando il magnifico uno-due che apre, ovvero Dean Blunt che fa parlare Inga Copeland (si firmano così ma il pezzo è tranquillamente considerabile by Hype Williams) mentre dipinge i suoi inconfondibili affreschi su “Signal 2012”, e subito dietro quel capolavoro che è “Shell Of Light” di Burial, che provare a descriverlo sarebbe buttare tempo e parole.
Curiosa in ogni caso la scelta di iniziare la compilation formato-estate con due pezzi così introversi, per poi invece costruire davvero pezzo a pezzo una raggiera solare: ecco arrivare dunque Jessy Lanza, prima con le effusioni trap della zuccherosa “5785021” e più avanti con i rigurgiti liquidi della meno stabile “You And Me”; le braccia rubate al grime di Cooly G, impetuosa nel r'n'b in chiave nu-garage di “Obsessed”; e in fondo al gruppo la popstar mancata Ikonika, esuberante e giocosa al limite del danzereccio nel tandem con Dam Funk di “I Know (That You Are The 1)”.

Poi c'è Leon Smart che è quello che parla tutte le lingue del mondo, quello che ha l'arsenale più vasto e contaminato: qui viene offerta una sintesi in due passaggi della sua propensione pop, immersa nella house fino al collo in “Solid” e pronta a cavalcare un misto di pulsazioni techno, tastiere sci-fi e increspature improvvise nella splendida “Just Vybe” (qui nel remix dell'amico Soule Power) dove fa il suo anche la bella voce di Fatima Bramme Sey.
Per un DVA che non poteva mancare, c'è un Morgan Zarate che ad occhio ti chiedi che ci faccia lì in mezzo, lui che non ha mai nascosto il suo amore per il martello e il suo odio per la pietà: e invece “Sticks & Stones” è Uk-funky del più malato misto a hip-hop della vecchia scuola, dentro ci sono i due Eska e quel veterano di Ghostface Killah e tanto basta a rendere l'idea, mentre “Pusker Taker” è il vero shock, quattro minuti di tastiere sognanti e battiti al ralenti su cui poggia la voce angelica di Roses Gabor. Non male per uno che nella compilation precedente aveva firmato di gran lunga il pezzo più duro.

A chiudere la giostra dei colpi ad effetto ci pensa Terror Danjah, uno dei gran capi della seconda ondata grime, che chiama a sé una vocalist storica come Meleka Ferguson e realizza “You Make Me Feel”, forse il pezzo più patinato e meno urban del lotto. Chi invece rimane fedelissimo al suo verbo pur mostrandone il volto easy è il compianto DJ Rashad, che assieme all'inseparabile DJ Spinn e con l'aiuto “europeo” del greco Taso sforna la piroetta juke “Only One” già nel suo magnifico “Double Cup”. Abbiamo lasciato volutamente per ultimi i due contributi del label boss e di King Britt nella sua nuova veste Fhloston Paradigm: il primo si limita a piazzare la brevissima “Lies Lies Lies” con Inga Copeland alla voce che sta lì solo in quanto firma del capo sull'intera operazione, mentre la presenza del mantra soul digitale di “Never Defeated” prende la forma di una scelta importante e pesante. Già, perché il posto che va all'esperto (ex?) maestro della deep-house è quello dove chiunque si sarebbe aspettato di vedere la stellina Fatima Al Qadiri, osannata un po' da tutti ma evidentemente incapace di far innamorare persino colui che pochi mesi fa le ha concesso il trampolino.

Altre dieci candeline se ne vanno, siamo a quota venti e da qui al 2015 se ne spegneranno in totale quaranta. Stavolta sono meno luminose, meno calde, meno profumate di quelle di qualche mese fa, non sono nuove di zecca, ma il loro effetto lo fanno ugualmente alla grande. L'estate (che, almeno qui da noi, non c'è stata) viaggia verso la fine (ma chi può dire che non inizi proprio da settembre?), e noi siam già qui ad aspettare la terza e penultima festa discografica, perché l'importante è non averne mai abbastanza. E tra una danza e l'altra, augurare a Hyperdub e all'elettronica tutta quanti più decenni possibile fertili e pieni di novità come quello che stiamo celebrando.

(05/09/2014)

  • Tracklist
  1. Dean Blunt & Inga Copeland - Signal 2012
  2. Burial - Shell Of Light
  3. Jessy Lanza - 5785021
  4. Cooly G - Obsessed
  5. Fhloston Paradigm - Never Defeated (feat. Rachel Claudio)
  6. DVA - Solid (feat. Zaki Ibrahim & Metrodome)
  7. Ikonika - I Know (That You Are The 1) (feat. Dam Funk)
  8. Morgan Zarate - Pusher, Taker (feat. Roses Gabor)
  9. Jesssy Lanza - You And Me
  10. Morgan Zarate - Sticks & Stones (feat. Eska & Ghostface Killah)
  11. DVA - Just Vybe (feat. Fatima) (Soule Power Mix)
  12. Terror Danjah - You Make Me Feel (feat. Meleka)
  13. DJ Rashad - Only One (feat. DJ Spinn & Taso)
  14. Kode9 - Lies Lies (feat. Copeland)
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