AA. VV.

Hyperdub 10.4

2014 (Hyperdub) | elettronica

E fu così che anche il festone Hyperdub, quello che sembrava voler proseguire per sempre, giunse alla sua conclusione. Il quarto ed ultimo capitolo della celebrazione per il decennale della scuderia di Mr. Goodman, che qui tutti conosciamo come Kode9, mette la parola “fine” ad uno dei party (meritatamente) più altisonanti che si ricordino. Per un'etichetta che – non stiamo di nuovo a dilungarci al riguardo – può forgiare la propria firma sul grande libro della storia della musica elettronica dopo appena una decade di esistenza. Roba che negli anni Duemila ha davvero pochi precedenti.
Ci siamo goduti una cena coi fiocchi, una sbronza che quando ce vo', ce vo', un rientro verso casa con il mal di testa a confondersi con le fioche luci di un mattino grigio e ora ci svegliamo, dopo una dormita lunga e poco produttiva, ancora stanchi, la nausea che non se ne vuole andare e martella cattiva su uno stomaco già martoriato. Qualche conto non torna, no, non può essere stata solo qualche ora in discoteca. Ma la memoria, si sa, in questi casi spesso tradisce. Un capannone, musica a palla e timpani distrutti, un maxischermo, luci sparate. Immagini sparse, confuse. Poco altro.

Non c'è che dire, il buon Kode l'ha pensata e resa alla perfezione, preferendo (coerente a quanto sempre fatto) l'estetica pura alla convenienza, e per certi versi anche al gusto. Già, perché al posto di limitarsi alla ben più prevedibile chiusura col botto (che si consuma solo nel secondo dei due dischi), coi classici intramontabili sparati tutti in un'unica cartuccia, qui la prima metà è composta da outsider di lusso scelti con perizia fra i più spigolosi, cattivi, pungenti e distruttivi dell'intero catalogo. Un rave: ecco cosa ne esce collegando i punti.
Insomma, il focus questa volta è per metà sul lato più hard del suono Hyperdub, e non potrebbe essere altrimenti di fronte a sparate come la marcia deformata della Cooly G che ci manca in “Him Da Biz”, il martello pneumatico “Ugly Observation” delle due star minori Ossie e PHRH, la grattugia post-industriale di un sorprendente Walton in “Laser War” e la deformazione tech-house del collettivo Funkystepz su “Vice Versa”. Tutta roba che coi suoni del clubbing formato anni Duemila cerca e trova l'effetto revamp sull'underground che fu.

Fa eccezione giusto il tanto chiacchierato inedito di Burial, la lussureggiante “Lambeth”, bella davvero nel suo mescolare l'insuperabile melodismo lunare di “Untrue” con gli abissi di “Street Halo”, ma che qui è più introduzione al delirio che altro. Sembra quasi un rituale, con la sua iniziazione composta prima di lasciarsi andare alle danze sfrenate, alle quali non si sottrae davvero nessuno. Cooly G e i Funkystepz fanno addirittura il bis, la prima con un saggio del suo verbo grime applicato al dancefloor (“Love Again”), i secondi con una discreta bomba dalle medesime parti (“Fuller Rev VIP”).
Sembra quasi di trovarsi di fronte ad una rievocazione della Second Summer Of Love nei sobborghi di Londra, e l'ambientazione si mantiene per tutta la sequenza, anche laddove non te l'aspetteresti mai: si prendano come esempi il bombardamento nucleare di Ikonika su “Position VIP”, la goliardia perversa di un DVA in versione protagonista di film horror in “Monophonic Nightmare”, o ancora Jessy Lanza trasfigurata in Mike Dred da Bambounou su “Fuck Diamond”. E quando lo stesso Kode9 si cimenta in un gioco d'acidi autentico come “Oh”, la sensazione è quella che una pasticca non se la sia negata davvero nessuno.

Giusto Fhloston Paradigm, qui presente con la title track del suo “The Phoenix”, sembra preferire il trip in chiave deep-house allo sballo scientifico che aleggia tutt'attorno. Il tutto, poi, trova il suo compimento conclusivo nello sfogo trance dello storico martello di casa Hyperdub, Kyle Hall, che qui paradossalmente lascia la parte dei cattivi in erba agli amici-colleghi per riscoprirsi entertainer di assoluta classe. Ecco ricostruito a posteriori il quadretto della vera chiusura delle celebrazioni.
Nel secondo disco ci troviamo di colpo alla mattina (o più realisticamente, all'ora di pranzo) del giorno dopo, quella da cui la ricostruzione era cominciata. Qui si condensa il ricordo "ufficiale", la risposta da dare a tavola alla fatidica domanda "com'è andata la serata?", la sintesi dell'intero decennio per come la vorremmo tutti: e qui dunque largo alla parade del tipico best of, con nomi e brani che stare a lodare per l'ennesima volta sarebbe a dir poco superfluo. Un'occhiata alla tracklist sul lato destro e tutto è chiaro: la vera autocelebrazione, quella pura e senza fini diversi dal tirare le somme (tirandosela magari pure un po'), sta tutta isolata qui.

Ora si riparte, finalmente. Con un brindisi ad un decennio che ricorderemo a lungo, e la speranza che i prossimi siano altrettanto brulicanti di fermenti al contempo innovativi e spontanei quanto lo è stata questa rivalsa urbana che banalizzando chiamiamo UK bass. Per Hyperdub e per l'elettronica tutta.

(08/12/2014)

  • Tracklist
CD1
  1. Burial - Lambeth
  2. Cooly G - Him Da Biz
  3. Ossie & PHRH - Ugly Observation
  4. Funkystepz - Vice Versa
  5. Walton - Laser War
  6. Kode9 - Oh
  7. Ikonika - Position VIP
  8. Funkystepz - Fuller Rev VIP
  9. Martyn - Mega Drive Generation (Dorian Concept Remix)
  10. Fhloston Paradigm - The Phoenix
  11. DVA - Monophonic Nightmare
  12. Jessy Lanza - Fuck Diamond (Bambounou Remix)
  13. Cooly G - Love Again
  14. Kyle Hall - Kaychunk


CD2
  1. Burial - Street Halo
  2. Kode9 & The Spaceape - Love Is The Drug
  3. Cooly G - Love Dub Refix
  4. Walton - Need To Feel
  5. Darkstar - Gold
  6. DVA - Step 2 Funk
  7. LV feat. Okmalumkoolkat - Boomslang
  8. Ill Blu - Bellion
  9. DVA - Walk It Out
  10. Cooly G - Narst
  11. Walton - 808 Vybzin
  12. Laurel Halo - Nofyb
  13. DVA - Polyphonic Dreams
  14. Laurel Halo - Chance Of Rain
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