Iceage

Plowing Into The Field Of Love

2014 (Matador) | post-punk

Nel 2011 abbiamo fatto la conoscenza di questo giovane quartetto danese, sbucato fuori quasi dal nulla e assurto a una discreta notorietà dopo la pubblicazione del primo album. Il debutto "New Brigade" ci ha introdotto al loro esplosivo post-punk, nel segno di Joy Division e Crisis, gruppi il cui sound veniva sporcato e velocizzato dagli Iceage. Nel successivo "You're Nothing" (coinciso con il passaggio su Matador Records) il gruppo ha allargato il proprio raggio d'azione, adottando una più ampia espressività sia a livello vocale (c'era spazio anche per una cover di Mina), sia nelle sonorità, con la rabbia e l'impeto degli esordi più presenti che mai, anche se infusi ora da un'amara malinconia.
 
La fama conseguita con le prime incisioni ha dunque consentito loro un'esposizione mediatica notevole, con ampia trattazione sulle principali webzine e diversi tour, anche oltreoceano; nel frattempo, nella natia Danimarca, è proliferata una piccola ma agguerrita scena, inizialmente e provocatoriamente denominata "New Way Of Danish Fuck You". Un microcosmo – comprendente anche alcuni side-project degli stessi Iceage – che ha partorito gruppi di rumoroso post-punk (Sexdrome, Marching Church), ma anche act dediti a un'elettronica "pop" e deviata (il "supergruppo" Vår).
Tra gli epigoni troviamo inoltre alcune band che stemperano l'iniziale ferocia del sound scandinavo, optando per formule più introspettive e melodiche: come i Lower, il cui debutto è uscito qualche settimana fa, i Communions o i dark-rocker Hand Of Dust, che sembrano aver fatta propria la lezione dei Gun Club; anche il terzo lavoro degli Iceage abbandona le ruvidità degli esordi in favore dell'innesto di nuove sonorità, nel complesso più "accessibili". 

Annunciato con modalità "last minute" poche settimane fa, ma anticipato da ben quattro "singoli", "Plowing Into The Field Of Love" segna appunto un'ulteriore e importante svolta nel cammino dei quattro teppisti di Copenhagen, al punto che si potrebbe parlare di un "nuovo" gruppo.
Il mutamento è evidente già nell'iniziale "On My Fingers": la voce di Elias Bender Rønnenfelt assume i tratti di un appassionato crooner, mentre i tasti di un triste piano gli fanno da contrappunto, andando a confezionare un brano dall'incedere nobile e languido.
Sembra quasi divenuto un novello Nick Cave il frontman degli Iceage: lo troviamo in questa nuova veste alle prese con epici crescendo ("How Many, "GlassyEyed, Dormant And Veiled") e ballad noir come "Stay" e "Forever", tra gli episodi più riusciti dell'album, con le loro atmosfere da western crepuscolare.

Altrove invece si reinventano garage-rocker dalle ascendenze country: sulle tracce dei citati Gun Club (“The Lord’s Favorite”), ma anche dei Pogues (“Abundant Living”): brani dove gli Iceage suonano poco ispirati, piuttosto "ordinari", e viene da chiedersi il perché di una simile inversione di rotta, specie a fronte di un inizio di carriera esaltante come il loro.
Al finale, affidato alla malinconica title track, ci si arriva attraverso passaggi piuttosto impersonali, come  la Cave-iana "Cimmerian Shade" o lo sghembo post-punk di "Simony": il sound non è certo povero, tra fiati, archi e il citato piano (oltre ovviamente alla consueta sezione "rock", chiaramente meno in evidenza del solito), ma l'amalgama nel complesso non convince fino in fondo. 

La stessa sensazione che si prova di fronte alla copertina, assemblata all'ultimo momento con quello che il gruppo si trovava intorno: un senso di incompiuto, che stride fortemente con la formula collaudata dei primi Iceage: la furia spontanea di brani come "White Rune" o "Everything Drifts" appare un lontano ricordo, in favore di un mood altalenante, frutto forse dell'indecisione sulla direzione da prendere. Senza dubbio va dato atto agli Iceage di aver saputo "osare" qualcosa di diverso, ma l'ambizione di espandere le proprie sonorità sembra aver generato il proverbiale passo più lungo della gamba.
"Plowing..." è un lavoro discontinuo, dove troviamo alcuni potenziali nuovi "classici" (l'opener in particolare regala più di un brivido), ma anche diversi momenti privi di carattere: agli Iceage toccherà la "prova" del quarto album per dimostrare il reale livello del loro songwriting e quindi il loro effettivo spessore.

(07/10/2014)



  • Tracklist
  1. On My Fingers
  2. The Lord’s Favorite  
  3. How Many 
  4. Glassy Eyed, Dormant and Veiled 
  5. Stay
  6. Let It Vanish
  7. Abundant Living
  8. Forever 
  9. Cimmerian Shade
  10. Against the Moon
  11. Simony
  12. Plowing Into the Field of Love
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