Jason Grier

Unbeakannte

2014 (Human Ear Music) | avant-folk, avantgarde

Di Jason Grier si sta parlando parecchio ultimamente nel circuito avant-folk. C'è chi è già pronto a definirlo come la versione maschile di Lucrecia Dalt, chi ha avuto modo di esaltare le sue qualità alla luce di due soli album in un anno, chi ancora ne ha approfittato per puntare i riflettori sul dominio che Human Ear Music si sta passo dopo passo conquistando sull'intera scena. In Italia – e la cosa, spiace dirlo, sorprende ben poco – di tutto questo è giunto or vero poco o nulla: quasi tutti i media hanno bucato l'appuntamento con il debutto di “Clouds”, una bella e decisamente fresca variazione sui temi tanto cari a Julia Holter (presente, assieme a Dalt, in qualità di ospite di lusso).

Pronti-via e Grier decide oggi di inaugurare il 2014 con l'uscita ravvicinata di questo “Unbekannte”, un tentativo di modificare in maniera repentina la propria direzione sonora quasi alla caccia del perfetto contraltare al suo predecessore. Se il primo album procedeva all'insegna di un suono pieno e sfavillante, dalle tinte non estranee alla contaminazione pop, il suo erede è un lavoro austero, scarnificato all'osso, freddo e che pone il concetto davanti al sentimento. In precedenza si era parlato di variazione sui temi avant-folk: qui la parola chiave è allineamento, e tanto qualche mese fa l'associazione con Lucrecia Dalt pareva ingrata, quanto di fronte al prodotto odierno pare essere inevitabile anche per il più soggettivista degli ascoltatori.

L'introduzione pastorale in tre strofe divise da silenzi interminabili di “Baby I Don't Know Right Now” è già un programma, un perfetto annuncio: quei vuoti saranno infatti presi in gran parte dei brani successivi da un campione (per la maggior parte field recordings) chiamato ad accompagnare la voce in vere e proprie esplorazioni sonore. Ed è innegabile che a Grier, molto più che nelle ultime uscite della musa che anche qui lo accompagna, tutto questo riesca decisamente bene: la pioggia sognante di “My Love Knows No Fascism”, il bell'acquarello di “Der Wind Und Das Meer” e la lunga immersione nel fango di “Cover Me” paiono essere messe lì apposta per dimostrarlo, assieme al buon intermezzo dello strumentale “The Widows”.

Il problema è però che “Unbeakannte” non è un Ep e nel resto del lavoro, il buon Jason cerchi di spingersi disperatamente oltre qualsiasi limite, con il comprensibile risultato di compromettere almeno in parte quanto di buono conseguito. Il ronzio costante di “Gravity Well”, la chiusura tintinnante della title track e il rumor bianco di “Silent Betonung” si limitano a non lasciare alcun segno e a giocare il ruolo di autentici riempitivi, mentre sulle due metà di “Helen Of Troy” - rispettivamente noise-spoken di Heckeriana ispirazione e ballad dissonante di nuovo in duetto con Dalt – e sullo scimmiottamento al Sylvian di “Manafon” di “¡Salud!” si sente forte e chiaro il peso di un'ambizione riposta con leggerezza e in dose eccessiva. Peso che si estende, minandolo, a un disco il cui essere nella sua interezza solo “innocuo” non riesce a suonare come una giustificazione.

(24/01/2014)

  • Tracklist
  1. Baby I Don't Know Right Now
  2. Der Wind Und Das Meer
  3. Cover Me
  4. Gravity Well
  5. My Love Knows No Fascism
  6. Helen Of Troy I
  7. Helen Of Troy II
  8. ¡Salud!
  9. Silent Betonung
  10. Unbeakannte
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