La Roux

Trouble In Paradise

2014 (Polydor) | synth-pop, tropical synth-wave

Una locandina anni 80 dai contorni disegnati, con un'accozzaglia di colori - un tempo alla moda - ormai sbiadita da una patina vintage; l'arte del guardarsi indietro può essere molto confortante, pur non potendo sopprimere un pizzico di nostalgia per un'era ormai perduta. Inutile girarci attorno, "Trouble In Paradise" suona terribilmente demodé, nonché fuori tempo massimo per poter rientrare in quel revival che, solo pochi anni fa, aveva fatto la fortuna del primo capitolo a nome La Roux. Ma non provate a tacciarlo di superficialità, perché la sua lunga e travagliata genesi è passata attraverso una discreta trasformazione.

Innanzi tutto, La Roux non è più un duo. Causa divergenze artistiche, Ben Langmaid ha abbandonato il progetto verso metà lavorazione (la sua co-firma appare comunque su 6 delle 9 tracce presenti). Elly Jackson, invece, per un periodo aveva letteralmente perso la capacità di cantare, tanto che la sua carriera sembrava giunta al capolinea. Solo dopo aver consultato ogni dottore possibile le è stato suggerito che, probabilmente, la causa della sua afonia era di carattere psicosomatico, dovuta allo stress che l'aveva investita dopo il successo planetario del disco d'esordio.
Valigie, e via al mare. Le ha fatto un gran bene. La "nuova" voce ritrovata è tanto di guadagnato, ha smussato e addolcito quel metallico falsetto fora-timpani che un tempo rendeva certi pezzi un filo indigesti; Elly oggi suona matura e più sinuosa. Musicalmente pure le atmosfere si sono distese. Dove un tempo il duo premeva sul pedale del synth più crudo e teutonico, oggi traspaiono sentori tropicali, tastiere come ventate d'aria calda e languori assortiti, che rimandano alla Grace Jones dell'era Compass Point, Pat Benatar, i Culture Club e "La Isla Bonita" di Madonna (quando parte il beat nel singolo "Let Me Down Gently").

Le sessioni di registrazione sono durate dalle 14 alle 16 ore l'una, 6 giorni a settimana, per due anni. Elly Jackson è una vera perfezionista (sarà il cognome?), capacissima di passare mesi a ossessionarsi su una linea di basso. Il risultato è un album curato in ogni dettaglio nel quale niente è lasciato al caso, ma il piccolo miracolo è che tutto suona così dannatamente semplice che non lo diresti mai.
L'iniziale "Uptight Dowtown" presenta tastiere in dissolvenza dub e un ritornello che avverte subito: the temperature is rising! Da lì in poi è un rincorrersi di melodie sopraffine ("Cruel Sexuality", "Silent Partner"), ballate soffuse ("Paradise Is You"), bieco erotismo da balera (l'accattivante "Sexotheque") e prostituzione al maschile ("Tropical Chancer"). Il tutto per meno di tre quarti d'ora di musica.

La Roux ha fatto esattamente il disco che voleva(mo); synth-pop ed electro dai sapori estivi studiato in ogni minimo dettaglio, eppure desideroso di vivere a cuor leggero, proprio come quella vacanza in riviera. Solo che, in sottofondo tra un cocktail di frutta e un languido sguardo in spiaggia, si agitano nevrosi erotiche incitate dalla canicola, il ritratto di una società in villeggiatura che si lascia andare alla tamarraggine perché consapevole che tutto finirà troppo presto.
Perfezione pop, arguzia modernista e fruibilità senza un pelo fuori posto, "Trouble In Paradise" è già tra gli album più goderecci del 2014.

(23/07/2014)



  • Tracklist
  1. Uptight Downtown
  2. Kiss And Not Tell
  3. Cruel Sexuality
  4. Paradise Is You
  5. Sexotheque
  6. Tropical Chancer
  7. Silent Partner
  8. Let Me Down Gently
  9. The Feeling




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