Linda Perhacs

The Soul Of All Natural Things

2014 (Asthmatic Kitty) | songwriter, folk-rock

La californiana Linda Perhacs è solo un’assistente alla poltrona in uno studio dentistico quando, sul finire dei 60, viene sospinta a registrare le sue canzoni per buttarsi nella mischia del folk revival. Ciò che ne risulta, “Parallelograms” (1970), pur non valendo i coevi dischi della migliore Joni Mitchell, è comunque un buon connubio tra stile, scrittura ed esecuzione cristallini nella loro ingenuità da dilettante, e un tatto davvero personale per l’oscurità psichedelica tipica del periodo.
Il disco è però adombrato appunto dall’imperante Joni Mitchell, non raggiunge i migliori canali di diffusione al momento opportuno e per decenni cade nel dimenticatoio. Solo con l’avvento di un nuovo folk revival, quello del decennio 2000, inizia l’opera di riscoperta e rivalutazione. I nuovi artisti, da Devendra Banhart a Vetiver, da Joanna Newsom a Marissa Nadler, ne apprezzano la qualità ruspante piuttosto che il soprano svanito o le tematiche simboliche e fiabesche. Ciò porta a un lusinghiero avvicinamento del pubblico specializzato e a ben due ristampe dell’album, fino a raggiungere lo status di sottaciuto culto.

Le condizioni sono giuste per la grande rentrée: “The Soul Of All Natural Things” è nientemeno che il secondo album in quarantaquattro anni di (mancata) attività. Incredibilmente in alcuni momenti il nuovo disco suona anche più psichedelico dell’esordio, che proprio dalla storica era psichedelica traeva origine. “Song Of The Planets” conferma e potenzia i sottotesti cosmici che in “Parallelograms” s’intuivano solamente, in un salmo elettronico con angelico controcanto e una poesia declamata sopra un distorto sottofondo di voci invertite. Lo stile a metà via tra carillon e nenia di “Prism Of Glass” si trasforma in sarabanda di gentili, intricate armonie vocali, in un miraggio di polifonia occidentale e raga orientale.
I sovratoni flamenco che sciupano la discreta ballata decadente della title track, il tango di “Immunity”, e specialmente “River Of God”, una rilassante cantata a due voci alla Sade con accompagnamento sudamericano, instillano invece il dubbio che gli intenti fossero quelli del disco etnico. Purtroppo però “Intensity”, sorta di remix electro-funk di “Immunity”, è una vera e propria cattiva idea, puro fascino tecnologico che non porta a nulla.

Sul fronte più tradizionale figurano la cantilena a più voci di “When Things Are True Again” che sembra emulare la tarda Enya, e lo stornello Joan Baez-iano di “Freely”, quasi uno scarto di “Parallelograms” (non a caso scelto come singolo apripista). In quest’ambito vince la pastorale “Children”, con canto in lieta altalena a rarefarsi in una parentesi di psichedelia “primaverile”, il momento che si riallaccia più genuinamente al debutto (anche se i comprimari si fanno sentire imbastendo un vero concertino per archi, facendola distanziare dalla natura solistica del primo albo).

“Song Of The Planets”, “Children”, “Prism Of Glass”, “River Of God” sono un potenziale valente Ep, purtroppo allungato a Lp con molte canzoni anonime. Il contorno, come per altri album di ritorni eccellenti, comunque si fa sentire. Anzi qui proprio spacca: oltre quattro decadi di assenza, un record che persino inghiotte quello già sorprendente di Vashti Bunyan con “Lookaftering”. E poi una selezionata crew di collaboratori, raggruppata da nientemeno che Sufjan Stevens, che comprende Chris Price e Fernard Perdomo alla produzione, Ramona Gonzalez e il talento di Julia Holter (con cui riesegue anche “Delicious”) alle parti strumentali più tortuose, oltre a una qualità sonora invidiabile che finalmente fa giustizia dell’amatoriale “Parallelograms”. Le prime canzoni risalgono al 2010. Due fonti d’ispirazione: il documentario “Inside Bjork” (2003) e Milton Nascimento. “Freely” non è da confondere con l’omonima canzone di Devendra Banhart del 2007 - in cui la Perhacs stessa compare alla seconda voce - che in realtà fu uno dei primi passi in sala d’incisione dell’autrice dopo tanto tempo.

(08/03/2014)

  • Tracklist
  1. The Soul Of All Natural Things
  2. Children
  3. River Of God
  4. Daybreak
  5. Intensity
  6. Freely
  7. Prism Of Glass
  8. Immunity
  9. When Things Are True Again
  10. Song Of The Planets
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