Loscil

Sea Island

2014 (Kranky) | ambient-dub

Il grigio confermato colore dominante, la Natura morta – in tutti i sensi – in trionfo nel suo lato selvaggio, puro, originario. Dopo la pioggia autunnale di “Endless Falls”, la glaciazione di “Cost/Range/Arc”, la nevicata sporca su New Brighton e la primavera ambientale del capolavoro condiviso con Bvdub, è di nuovo inverno per Scott Morgan. Un inverno che stavolta suona animato, brillante, per certi versi paradossalmente vitale. Il paesaggista che dopo l'acquarello abbandona pure la macchina fotografica, rendendo la musica unico nesso tra il suo sguardo e l'ascoltatore, che preferisce consapevolmente le note e la melodia ai sample e alle registrazioni sul posto. Il tutto per ritrarre un'isola che per metà, quella non "rovinata" dalla presenza dell'aeroporto di Vancouver, può dirsi a tutt'oggi regno della Natura incontaminata.

“Sea Island” è di nuovo un viaggio, dunque, il documento di un'esplorazione. Del medesimo soggetto, Vancouver appunto, già immortalato in due sue diverse parti caratteristiche da Morgan - First Narrow Bridge e il già citato insediamento di New Brighton - in due degli episodi più rappresentativi della sua intera discografia. Ma stavolta più che mai la forma è quella di un racconto, di una testimonianza, di un diario di bordo. Mai un capitolo della saga Loscil aveva tentato di toccare la materia descritta così da vicino, tanto da preferire la sensazione fisica, tangibile, alla contemplazione.

Le gallerie dub, già elemento fondante delle impressioni del passato recente, divengono qui chiave di una forma espressiva tutta, che concretizza in maniera definitiva quei terreni a lungo elaborati in parallelo con l'ultimo Pan American. Terreni oggi liberi per incursioni di strumenti "classici" (archi, piano, voce) pronti ad affiancare l'elettronica e a inserirsi in solchi profondi e frastagliati. Così i bagliori intermittenti che inaugurano “Ahull” segnano un ipotetico passaggio di consegne, la partenza dalla terraferma di “Khanahmoot” verso quell'isola dove la Natura rivela una vita propria. La cura di ogni suono rasenta qui il maniacale, dai sussurri su cui prende forma l'aurora di “Iona” ai rintocchi che originano il passaggio amorfo di “Bleeding Ink”, sui quali Ashley Pitre inscena una suggestiva serie di richiami vocali.

Sul tramonto fluttuante di “Sea Island Murders”, a stretto contatto con gli ultimi Stars Of The Lid, e nello splendido inchino all'Eluvium più malinconico di “En Masse” si rinnova invece il sodalizio con i Fieldhead - già insieme a Morgan l'anno scorso per uno splendido split e un tour condiviso - nella persona di Kelly Wise protagonista al pianoforte.
La nebbia di droni gelidi di “Catilina 1943”, il caldo abbraccio in forma armonica di “Holding Pattern” e il notturno desolato di “Angle Of List” rappresentano gli unici, parziali comeback alla formula originaria, conciliata altrove in maniera impeccabile al presente organico. Ne sono dimostrazioni impagabili le cime degli alberi ritratte su “In Threes” e le ipnotiche gocce di rugiada protagoniste in “Angle Of Loll”.

È nel dinamismo che Loscil racchiude la chiave della sua attuale cifra stilistica, in un realismo per certi versi “tradizionalista”, che preferisce l'interpretazione musicale alla presa diretta sonora sull'ambiente, scegliendo una strada complessa quanto sempre più affascinante. Che qui raggiunge, probabilmente, il suo culmine.

(01/12/2014)

  • Tracklist
  1. Ahull
  2. In Threes
  3. Bleeding Ink
  4. Sea Island Murders
  5. Iona
  6. Holding Pattern
  7. Catalina 1943
  8. Angle Of Loll
  9. Sturgeon Bank
  10. En Masse
  11. Angle Of List


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