Massimiliano Larocca

Qualcuno Stanotte

2014 (Brutture Moderne) | songwriter, folk, blues

Non è certo un principiante nel panorama della musica alternativa, Massimiliano Larocca, cantautore fiorentino classe Settantasei, eppure la notorietà non pare averlo ancora baciato. È il 2001 quando viene pubblicato “Massimiliano Larocca canta Dino Campana”, in cui il songwriter si confronta con i testi del celebre poeta italiano di fine 800 e inizi 900, ma il primo vero Lp, “Il ritorno delle passioni”, vedrà la luce solo tre anni più tardi e marchierà ineluttabilmente lo stile di Larocca nella mente dei suoi ascoltatori. Sempre legato a filo stretto al mondo del teatro e della poesia, il suo personale iter artistico procede con il supergruppo Barnetti Bros Band, con Massimo Bubola (collaboratore di De André), Andrea Parodi e Jono Manson (Joey Miserable And The Worms) fino ad oggi, quando torna sul palcoscenico con l’album “Qualcuno stanotte”, nel quale chiama a collaborare i Sacri Cuori, band blues e psych-folk dello stesso Antonio Gramentieri che sarà produttore e arrangiatore del disco.

A dire il vero, niente di nuovo sotto il cielo di questa notte evocata da Massimiliano Larocca, il consuetudinario stile pieno di pathos, polveroso, caldissimo, umido di sudore, vagamente ricoperto di denso fumo jazzy (“Dopo il diluvio”). Un cantato in lingua italiana che spalleggia la penetrazione di testi non certo impegnati ma che sanno raccontare storie senza sfociare nelle più frivole trivialità. Gli arrangiamenti curati spesso riescono a dare una potenza inaspettata alla musica e alla voce di Larocca (“Città degli angeli”), senza abbandonarla a se stessa, alla mercé di ascoltatori che potrebbero essere troppo assuefatti per apprezzarne la semplicità.

Le canzoni di Larocca sono per l’appunto canzoni nel senso più specifico e recondito del termine, brani legati a una tradizione blues e folk d’oltreoceano (“Ti porto con me”) ma che oggi si discostano da quei poderosi obblighi con lo stile dylaniano che lo aveva profondamente suggestionato nelle fasi precedenti della sua vita. Larocca riesce a scandagliare le profondità dei generi che sfiora, proponendo uno stile hard-rock all’italiana, come certi Negrita per intenderci (“Angelina”) ma poi pare anche deviare verso improbabili orizzonti psychobilly (“Scarpe di lavoro”) se non fosse per le tematiche affrontate.
Nonostante le distanze geografiche, certo non mancano palesi riferimenti al catanese Cesare Basile (“Le luci della città”), anche lui cantastorie affascinante e affascinato, capace di raccontare sogni e quotidianità con la stessa enfasi e lo stesso trasporto. È anche vero però che Larocca non disdegna di cedere alle lusinghe del rock tricolore più canonico (“Niente amore”) e del pop, con le sue ovvietà, anche se la sua arte folcloristica è gonfia di una non triste disillusione che ne evita una ridondante leggerezza (“Magnifici perdenti”, “Sottomondo”).

La tracklist, composta di dodici brani originali, più “Blue Jeans & White T-Shirt”, cover dei Gaslight Anthem che qui diventa “Piccolo Eden”, è tagliata in due da un intermezzo chamber-folk strumentale (“Fiati intermezzo”). I momenti più intriganti e intensi restano però “Strade perdute”, sfumato brano in stile Van Morrison, in cui Larocca recita e decanta per oltre sette minuti una storia di speranza e malinconia, e il singolo di lancio “Invisibili”, il pezzo più breve (intermezzo escluso), che è anche il varco acustico e meno elettrico di “Qualcuno stanotte” e perciò quello in cui più in evidenza è messa la timbrica profonda, tenebrosa e densa (qui le voci sono due in realtà, come gli autori, visto che a Larocca si aggiunge proprio Gramentieri).

Un album dal formidabile sapore d’America, ma che trasuda tutta l’energia del suo autore, adornata dallo stile cinematografico, noi-western, dei Sacri Cuori (già al lavoro con Hugo Race, Dan Stuart, Robyn Hitchcock, Marc Ribot, David Hidalgo, Pan del Diavolo). Un disco che potrebbe far storcere il naso ai meno avvezzi a certi suoni, che potrebbero non gradire la sezione ritmica, ma in generale tutto l’impianto strumentale posto in secondo piano, quasi al servizio della voce; ma questo è un lavoro che sarà anche una splendida scoperta per chi ha già amato quel folk-blues imbevuto d’amore e di vita già ascoltato in Cesare Basile.

(10/06/2014)

  • Tracklist
  1. Angelina
  2. Scarpe di lavoro
  3. Le luci della città
  4. Magnifici Perdenti
  5. Strade Perdute
  6. Sottomondo
  7. Invisibili
  8. Piccolo Eden
  9. Fiati Intermezzo
  10. Città degli angeli
  11. Ti porto con me
  12. Niente amore
  13. Dopo il diluvio
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