Byron Metcalf & Mark Seelig

Intention

2014 (Projekt) | tribal-ambient, world music

Byron Metcalf e Mark Seelig non sono semplicemente i due discepoli che Steve Roach ha acquisito nel corso della sua lunga e reiterata esplorazione dell'universo tribale. Percussionista di origini armene il primo e oboista con la passione per la world music il secondo, i loro nomi sono presenza fissa (spesso in tandem) da almeno una quindicina d'anni nelle opere tribal-ambient del loro mentore, al punto da poter essere individuati rispettivamente come braccio destro e sinistro dello stesso. Ma se Metcalf aveva avuto modo di esprimersi in solitaria in più occasioni, per Seelig è una sorta di “prima volta” lontano da Roach, escludendo l'autoprodotto e non troppo convincente “Disciple” e il contemporaneo “Tree Of Life” al fianco di Loren Nerell.

Comprendere dove i due abbiano deciso di ambientare la loro interazione è in realtà piuttosto semplice: una forma di tribal-ambient che riesca a prescindere dall'elettronica, realizzata esclusivamente con strumenti acustici appartenenti alla tradizione etnica. Vale a dire il bansuri per Seelig e un vasto arsenale di percussioni per Metcalf, tra cui spiccano l'udu, i tom e il tamburo a cornice. Il risultato è un ibrido stilistico che, seppur mantenendosi ben affrancato al tipico verbo elaborato da Roach, concede un numero decisamente maggiore di digressioni nella pura world music, paradossalmente più vicino agli universi del catalogo Real World che alle tele ethno-ambientali di un Forrest Fang.

Un estratto breve dei ventidue minuti della stellare title track avrebbe potuto tranquillamente finire in “Passion” di Peter Gabriel, tanto l'ampio e spiritato affresco è sorprendentemente elaborato e curato in ogni dettaglio. Qualcuno potrebbe vederci ben poco velati richiami a certo misticismo new age e non sbaglierebbe, sebbene la carica spirituale che trasuda da questi cinque mantra sia un'emblematica conseguenza della loro natura, e non un effetto ricercato o creato ad arte.
Il groviglio di serpenti che si esibisce in “Surrender” è la dimostrazione più efficace di quanto approfondite siano le ricerche che Seelig e Metcalf conducono da anni: un rituale aborigeno talmente realistico da sfiorare l'inquietudine.

Ma il vero punto forte è la varietà di tradizioni che i due incrociano con incredibile naturalezza: c'è il deserto australiano, ma c'è anche Metcalf che attraversa l'Africa da Sud a Nord, partendo dalla scarica percussiva di “Focus” per arrivare al notturno fangoso di “Vision”, mentre Seelig inietta folate mediorientali. Nel mezzo, “Encounter” accelera all'impazzata gettandosi a capofitto in una sorta di trancedelia, aumentando ulteriormente il numero delle possibili variazioni sul tema atmosferico del disco. Un oggetto da maneggiare con cura, che porta al suo interno una moltitudine di linguaggi con alle spalle storie secolari, ma che continuano a possedere un'incredibile forza espressiva quando non profanati o utilizzati come mero corredo.

(30/06/2014)

  • Tracklist
  1. Intention
  2. Surrender
  3. Encounter
  4. Focus
  5. Vision
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