Loren Nerell & Mark Seelig

Tree Of Life

2014 (Projekt) | ethno-ambient

Eravamo a parlarvi giusto qualche giorno fa del primo passo lontano da Steve Roach di Byron Metcalf e Mark Seelig, bell'esperimento di world music al servizio dell'ambient. Fra i tanti storici amici del genio californiano c'è anche uno dei più interessanti protagonisti del sottobosco ambientale più oscuro, ovvero il conterraneo Loren Nerell, etnomusicologo appassionatosi al gamelan che qualche anno fa aveva sposato la causa di uno dei più belli fra gli infiniti viaggi del maestro. C'è da scommettere sul fatto che sia stato proprio Roach a fargli incontrare e conoscere il fido Seelig, durante l'edizione 2010 del SoundQuest, dopo la quale i due sono rimasti a stretto contatto e hanno condiviso varie ricerche sonore, parte delle quali finisce oggi sul loro primo parto congiunto.

Il fatto che Projekt decida di pubblicare “Tree Of Life” a pochi giorni di distanza da quest'ultimo non può certo essere interpretato come mera coincidenza. I due lavori possono tranquillamente essere letti come risultati diversi di una medesima ricerca, volta a provare quanto il concetto di musica d'ambiente possa essere fatto risalire alla tradizione, laddove la musica era effettivamente componente fondamentale e spontanea della vita quotidiana (e dunque dell'ambiente stesso dove quest'ultima si svolgeva). Ma se nella direzione di “Intention” l'accento era posto sulla linea trasversale che collega il bagaglio tribale delle civiltà dell'Africa e dell'Asia Minore, questa volta la strada porta al cuore rituale ed esoterico dell'Oriente (Bali e India) e del Sudamerica.

La variazione climatica è dunque notevole, considerata anche la passione di Nerell – resa meravigliosamente, due anni fa, in “Slow Dream” – per l'esplorazione dei lati più tenebrosi e meditativi della musica etnica. “Wacah Chan” contempla per venti minuti a notte fonda l'Albero della Vita, avvicinandosi timidamente fra i rintocchi del claypoti di Max Link e i richiami dello stesso Roach “relegato” in un cameo all'ocarina, per poi allontanarsi e lasciare ampio spazio ai sussurri della foresta. Su “Cintamani” l'ipnosi a lungo cercata prende forma, il battito vitale si fa costante e la voce sciamanica di Seelig si sovrappone al suo stesso bansuri, prima che il rituale oltrepassi la frontiera del terreno scendendo in “Yggdrasil” in un humus di droni fangosi.

“Kayon” è una terra di mezzo, Nerell per la prima e unica volta rimette il gamelan al centro della scena per un caleidoscopio di tocchi magici che avrebbe fatto innamorare anche Robert Rich. Una cripta di vetro che conduce dritta alla giungla umida di “Acacia”, dipinta alla perfezione da Pankaj Mishra al sarangi: il guru indiano sembra lì apposta per guidare all'interno dell'Albero stesso, rivelando i passaggi segreti per entrarvi. “Arbor Vitae” è la fine del viaggio, dieci minuti di quiete paradisiaca in cui Seelig segue alla lettera gli insegnamenti di Mishra, mentre il suo compagno d'avventura dialoga via sample con la natura circostante. Un'avventura dipinta alla perfezione che consolida ulteriormente e in maniera definitiva il filo che lega tradizione, natura e ambient music.

(01/07/2014)

  • Tracklist
  1. Wacah Chan
  2. Cintamani
  3. Yggdrasil
  4. Kayon
  5. Acacia
  6. Arbor Vitae


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