Owen Pallett

In Conflict

2014 (Domino) | pop, alt-pop, songwriter

Già detentore della sigla Final Fantasy, ma soprattutto arrangiatore ufficiale degli Arcade Fire (nonostante i suoi archi siano soffocati dalla produzione elettronica nell’ultimo “Reflektor”), il canadese Owen Pallett, novello Van Dyke Parks, ha anche e soprattutto avviato una vincente carriera solista, il cui successo è in qualche modo arrivato con la nomination all’oscar per la score della fanta-storia d’amore “Her” di Spike Jonze, sempre in combutta con la band-madre.

Una copertina con i testi e un titolo in qualche modo programmatico annunciano il secondo album a suo nome, “In Conflict”. L’iniziale “I Am Not Afraid” è uno scintillante esempio di un talento ancora fulgido: tremolo di archi che dischiude un inno misto ad aria d’opera, quindi una bagattella per piano fa emergere il battito industriale che vi si nasconde, infine le due parti collidono. Il pop da camera di “Song For Five & Six”, sostenuto da un pattern percussivo insistente e innalzata da un refrain da musical, è una delle sue pièce più sinfoniche di sempre, ma ancor più brade sono “The Riverbed”, la frenesia dei Devo impiantata in un contesto tragico alla Meat Loaf, e “The Sky Behind The Flag”, un crescendo di tamburi di guerra e tastiera bip-tronica che remixa dapprima Radiohead e poi Vivaldi.

Alcune canzoni s’indeboliscono nel procedimento, come la title track, un balletto di synth, o “Song For Five & Six”, contagiata dal prevedibile battito dancefloor del french touch, o una “Infernal Fantasy” che, a dispetto del titolo, è la più caramellosa del lotto. Qui il rombo orchestrale, marchio di fabbrica dell’autore, si contiene per fare spazio all’apporto elettronico e il risultato è perlopiù sempliciotto se non triviale.

L’insieme è comunque compensato da canzoni che invece integrano con eccellenza queste componenti, come i terrificanti vagiti di archi che stordiscono la tastiera-carillon in “The Passions”, il duetto David Sylvian-iano tra l’arsenale di suoni elettronici e un coro di corni e tromboni che dischiude un’ode sinistra in “Chorale”, le glaciazioni e i vapori digitali che si frappongono nello svolgimento di “The Secret Seven”, fino ad arrestarla e a lasciare spazio agli archi in un intermezzo di stupefacente profondità decadentista. Fermo restando che Pallett non è Michael Nyman e non dispone del Kronos Quartet, la seconda delle strumentali “-->” offre poi un piccolo saggio delle sue doti di arrangiatore neoclassico.

Disco di fine cantautorato monologico che irradia a un tempo gentilezza, cauta introspezione e rude espressionismo e, peraltro, ingloba un inusuale e prezioso apporto di Brian Eno, non alla produzione dietro le quinte ma ai synth e persino alla chitarra, come pure il batterista Robbie Gordon, la fedele e sempre più numerosa orchestra cieca Filmharmonic, le percussioni di Stefan Schneider, la vocalist Daniela Gesundheit (già con gli sconosciuti Snowblind). Con “He Poos Clouds” (2006) e “Heartland” (2010) compone una trilogia quadriennale di eccezionale levatura nella storia del rock canadese, un canzoniere melodico tortuoso e incartocciato su sé stesso eppure mai sbilenco. Preceduto da un singolo in collaborazione con Daphni, la nuova incarnazione di Dan Snaith, “Julia/Tiberius”. Bonus dell’edizione deluxe: “Bridle & Bit”.

(03/06/2014)

  • Tracklist
  1. I Am Not Afraid
  2. In Conflict
  3. On A Path
  4. Song For Five & Six
  5. The Secret Seven
  6. Chorale
  7. The Passions
  8. The Sky Behind The Flag
  9. --> pt. 1
  10. The Riverbed
  11. Infernal Fantasy
  12. Soldiers Rock
  13. --> pt. 2


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