Paloma Faith

A Perfect Contradiction

2014 (Sony) | funk-pop, old school r'n'b, blue eyed-soul

Non è un caso che Paloma Faith sia nativa di Hackney. Situato nell'est di Londra, questo quartiere ha una storia particolare; è passato da villaggio signorile di fine '800 a luogo derelitto e malfamato ravvivato dalla presenza di turchi e caraibici, poi è rinato come meta hipster "autoironica", e oggi si trova spietatamente gentrificato dalle manovre post-Olimpiadi 2012. Di conseguenza, chi c'è cresciuto (magari per più generazioni), sembra aver sviluppato un naturale disincanto di fronte al riciclaggio di volti che vi frullano senza sosta. Ma c'è anche chi è rimasto contaminato dal suo viavai; come guardare nell'oblò di una lavatrice durante la centrigufa dei colorati.
Paloma Faith gira fasciata in plastica vintage che sembra strappata al tendone del Cirque Du Soleil, porta una chioma rosso fuoco e scarpe con zeppa impossibili (c'ha pure fatto una corsetta con la torcia olimpica!), ma ha l'attitudine di una cresciuta a forchettate di jambalaya. Si distingue per una parlantina genuinamente spassosa e London ghetto style, ha un'aria trasognata ma capace di stare sotto i riflettori, e un'attitudine al music business schietta e senza finte carinerie. Musicalmente, si trova a suo agio sia come energica soul singer, che come fragile popstar da torch song a lume di candela, o magari come una colorata diva electro-pop, quasi fosse un curioso incrocio tra Róisín Murphy e Sarah Jane-Morris. Boy George le ha esplicitamente detto: "Thank God you're here".
 
"Do You Want To Know The Turth, Or Something Beautiful?" (2009) piazzò la sua proposta musicale sull'ondata neo-r'n'b post-Winehouse, mentre il successivo "Fall To Grace" (2012) presentava progressioni melodiche - e stacchi vocali - sulla scia di Adele. Singoli azzeccati ed esibizioni molto coinvolgenti, pure, ma al netto dell'immagine Paloma non era stata sempre in grado di distinguersi dal resto.
Mancava la conferma, insomma, e ci pensa oggi il terzo "A Perfect Contradiction". Rimane salda la matrice di r'n'b d'annata e blue-eyed soul, ma non si disprezzano neanche le nuove tecnologie. Anzi, la scrittura dei nuovi pezzi mostra una vena funky squisitamente anni 80, fresca e sbarazzina, ed è il perfetto contrappunto alla presenza irruenta, ruspante e all'occasione strappalacrime di Paloma. Come la sua più naturale ispiratrice Cyndi Lauper, la ragazza possiede grandi doti canore e si lascia andare con trasporto, ma senza mai scadere in inutili virtuosismi di troppo.
 
Il team che le dà man forte pesca a piene mani da decenni di pop e black music, ma Paloma riesce a declinare il tutto al suo volere con gran disinvoltura. Si sente l'onnipresente mano di Pharrell sul singolo "Can't Rely On You", e di Raphael Saadiq in "Mouth To Mouth" (ove è impossibile non pensare all'esordio di Madonna) e "Love Only Leaves You Lonely" che si conclude con una schitarrata psichedelica in aria di Prince. Stuart Matthewman (il sax degli Sade) completa il quadretto propriamente eighties con una "It's The Not Knowing" alla Pat Benatar, mentre per "Taste My Own Tears" adotta un arrangiamento decisamente old school. Persino John Legend partecipa con la saltellante "Take Me", mentre sotto la mano di Chris Braide (già al lavoro con Lana Del Rey) Paloma intona la scanzonata "Impossible Heart" su una base electro quasi reminescente di Robyn. Non solo, uno dei momenti migliori del disco - la splendida ballata a gola spiegata "Only Love Can Hurt Like This" - porta addirittura la firma di Diane Warren. L'energia soul, semmai, viene tutta fuori su un pezzo come "Trouble With My Baby" che starebbe bene in bocca a Sharon Jones.
 
Immagine eccentrica, ottime doti canore e un album dalla produzione curatissima, Paloma Faith ha tutte le carte in regola per essere un buon "prodotto" mainstream. Fortunatamente per noi, però, l'eccentrica 32enne londinese a questo giro è andata ben oltre; autrice finalmente compiuta, stralunata e agghindata con estro, ma sempre genuina al punto giusto da non alienare il proprio pubblico, Paloma Faith si è tramutata in una vera popstar. E oggi come oggi, di personalità del genere non ce ne sono poi tante in giro.

(11/03/2014)



  • Tracklist
  1. Can't Rely On You
  2. Mouth To Mouth
  3. Take Me
  4. Only Love Can Hurt Like This
  5. Other Woman
  6. Taste My Own Tears
  7. Trouble With My Baby
  8. The Bigger You Love (The Harder You Fall)
  9. Impossible Heart
  10. Love Only Leaves You Lonely
  11. It's The Not Knowing


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