Parquet Courts

Sunbathing Animal

2014 (Rough Trade, What's Your Rupture?) | americana-punk

“Withdrawal in disgust is not the same as apathy”, cantava vent’anni fa esatti Michael Stipe sul riff di “What’s The Frequency, Kenneth?”, e pare un bel modo per iniziare a raccontare di “Sunbathing Animal”, nuovo studio album dei Parquet Courts e loro terzo sulla lunga distanza, a quasi due anni dall’acclamato “Light Up Gold”.
Nei modi spicci di Andrew Savage e soci, nelle loro parole schiette così come nei testi delle canzoni, c’è il rifiuto di ogni posa e nostalgia, ogni tentativo di confinare l’arte della band entro paletti precisi picconato con l’arma di un’ironia salace: basti, a mo’ di esempio, questo post in cui i nostri si fanno beffe dell’abuso del termine “slacker” da parte di giornalisti e semplici ascoltatori. Appunto: c’è questo fastidio verso la superficialità, nella proposta dei Parquet Courts, ma mai il distacco apatico di tanti Nineties spesso impropriamente tirati in ballo; l’attitudine della band è quella DIY di chi azzanna con la medesima intensità musica e vita.

Registrato nell’arco di otto mesi in tre session che hanno fruttato anche l’Ep “Tally All The Things That You Broke”, “Sunbathing Animal” prende decisamente le distanze dall’ottimo predecessore. Laddove là tutto sembrava reggersi sulla formidabile energia cinetica sprigionata dalla band in anthem in miniatura dal formato “Pink Flag”, qui la formula si amplia e mostra quanto possano essere estesi gli orizzonti del quartetto.
Tanta New York, di nuovo, e di quella storica: le reiterazioni d’accordi dei Velvet, il groove psicotico dei Talking Heads di “More Songs About Buildings And Food”, il r’n’r retrattile dei Voidoids. E poi Minutemen, Modern Lovers e Wire, mentori per forma e sostanza, mentre in alcuni frangenti sembrano prendere corpo persino gli spiritelli stonati dei Kirkwood di “Up On The Sun”.

Molti nomi e influenze, eppure il risultato è solo e soltanto Parquet Courts, a partire dalla mastodontica title track rilasciata diversi mesi fa, sferragliante proto-hardcore da quattro minuti suonato con la foga paonazza di un D. Boon (vedere per credere) e giocato su un unico accordo, così come accade nella martellante “Ducking And Dodging”; efficacissime entrambe, poiché, dice il leader, quando “si mantengono le cose così ben definite e ridotte, hai la possibilità di fare un sacco di cose in più con voce e chitarra”.
La distanza da “Light Up Gold” è marcata sin dalla ritmica indolente dell’opener “Bodies Made Of”, in cui è splendido il contrasto tra l’intepretazione vocale e l’intreccio dissonante delle elettriche, e del caracollare Malkmus di “Dear Ramona”. Altrove, invece, ci si accosta alle strade del recente passato, come accade in “Black And White”, nell’irrefrenabile “Always Back In Town”, nel minuto scarso di “Vienna II” (singolarmente dedicata alla Seconda Scuola di Vienna fondata da Arnold Schoenberg) e nel groove nevrotico di “What Color Is Blood”, qualcosa di cui il giovane Byrne sarebbe andato fiero.

Le vere sorprese di “Sunbathing Animal”, però, risiedono altrove, nelle dilatazioni di “She’s Rolling” e “Instant Disassembly”, lente peregrinazioni che da sole coprono quasi quattordici minuti di durata: la prima, una jam in cui pare di sentire i Crazy Horse alle prese con un qualche traditional abbandonato e improvvisamente trafitta dall’armonica impazzita di Lea Cho dei Blues Control; la seconda, altro highlight del disco, una lenta pseudo-ballad che brucia a un sole cocente, costruita sulla ripetizione di un solo irresistibile riff.
Poi, quando si pensa che il disco abbia già offerto abbastanza, ci s’imbatte nel rauco blues “Raw Milk” che sfuma nel finale di “Into The Garden”, due minuti di sfregamenti elettrici e una melodia storta e dolce per voce, chitarra e accordi di pianoforte. Solo un accenno, come a non volersi mostrare troppo vulnerabili, ma intanto il cuore è scoperto.

Con le tredici tracce di “Sunbathing Animal”, i Parquet Courts si confermano realtà importante e in costante evoluzione, disposti a perdere l’equilibrio pur di seguire un’ispirazione bruciante, distillata in un disco che si candida a essere uno dei migliori dell’anno.

(11/06/2014)

  • Tracklist
  1. Bodies Made Of
  2. Black And White
  3. Dear Ramona
  4. What Color Is Blood
  5. Vienna II
  6. Always Back In Town
  7. She's Rolling
  8. Sunbathing Animal
  9. Up All Night
  10. Instant Disassembly
  11. Ducking And Dodging
  12. Raw Milk
  13. Into The Garden


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