Philip Selway

Weatherhouse

2014 (Bella Union) | avant-folk-pop

Al secondo disco, Philip Selway trova un suo percorso di smarcamento (relativo) dalla band di provenienza - “Weatherhouse” sorprende infatti non tanto per una mera "differenza" stilistica, ma per l’appeal midstream della scrittura e per il sound rifinito.
Così non mancano gli hook melodici a presa istantanea (la Bjork-iana “Drawn To The Light”, il ballatone “It Will End In Tears”) e in generale trapela l’intenzione di voler scrollare di dosso dalla propria carriera un’immagine dimessa e “minore”.

Allo stesso tempo ritornano le intonazioni Yorke-iane di “Ghosts”, che acquisiscono il tono cameristico e incalzante apprezzato nell’ultimo degli Other Lives anche in “Around Again”, ma ciò che risalta, al di là di quanto “Weatherhouse” possa essere ancora più o meno derivativo, è la diversa intensità profusa da Selway in questo disco, vivo fino alla conclusiva torch song (un po’ scontata) di “Turning It Inside Out”.

Rimane infatti una discrasia di fondo tra la caratterizzazione “alt” (ma non troppo) degli arrangiamenti e una scrittura a tratti piuttosto classica, per non dire âgée – insomma, come se appunto i Radiohead suonassero nel nuovo disco di Richard Hawley.
“Weatherhouse” rimane, comunque, probabilmente il miglior disco della carriera solista di Selway.

(19/12/2014)



  • Tracklist
  1. Coming Up For Air
  2. Around Again
  3. Let It Go
  4. Miles Away
  5. Ghosts
  6. It Will End In Tears
  7. Don’t Go Now
  8. Drawn To The Light
  9. Waiting For A Sign
  10. Turning It Inside Out
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