Rustie

Green Language

2014 (Warp) | wonky

Dopo aver dichiarato di voler prendere nettamente le distanze dall'apprezzato esordio "Glass Swords", l'ormai trentenne Russell Whyte, conosciuto dal grande pubblico con il nome di Rustie, torna per la Warp dopo tre anni con questo suo ultimo "Green Language". Nato a Glasgow per poi trasferirsi e operare a Londra, Rustie si è costruito una buona reputazione, dimostrando di essere capace di dar vita a uno stile luccicante ed energico, pieno di pulsazioni giovanili a metà tra dubstep e hip-hop. Arricchito delle trame pop anni 80 e delle sonorità dei videogame anni 90, di cui lo scozzese ammette di essere un grande appassionato, il suo bagaglio sonoro riesce anche a toccare con grande perizia tecnica le contorsioni sincopate dell'universo trap, proponendolo come uno dei più caparbi osservatori del gusto contemporaneo.

Se nell'esordio un tripudio di basso slap e riff di chitarra elettrica lacerate da distorsioni analogiche puntavano il dito alle sferzate disco degli Eighties, questa volta Whyte si rivolge di più alle nuove tendenze delle innumerevoli correnti hip-hop, rendendo la propria impronta sonora più leggera e limpida, smussando le linee ritmiche spezzate e concentrandosi maggiormente sui percorsi melodici. Con la chiara aurora dell'intro "Workship" approdiamo verso il bagliore di questo nuovo paesaggio sonoro: il cinguettio di "A Glimpse", scandita sul battere di effervescenti colpi pirotecnici, ci prepara a essere scaraventati nella luminescente festa di "Raptor". Dopo le percussioni etniche inacidite dell'intermezzo "Paradise Stone" arriviamo alle civette del sottobosco notturno e pulsante di "Up Down" – accompagnato dalle rime di D Double E – e della spietata "Attak", cantata da un frenetico Danny Brown, che quasi ricorda il clima straniato e allucinato dei Death Grips.

Dopo il disteso sfogo rallentato dei Gorgeus Children in "He Hate Me", giungiamo finalmente all'elettrizzante baraonda di "Veltro", il momento più divertente del disco, magistrale intreccio di beat in levare che va a braccetto con gli strepitanti grovigli ipertrofici degni di un videogioco Nintendo. Ritroviamo luoghi più morbidi già con gli echi retrò di "Lost", accompagnata dal canto filtrato e riprogammato di Redinho, fino ad arrivare al soave grido pop di "Dream On". Chiudono le danze le ultime stoccate di "Lets Spiral" e il sussurro pigolante su un letto di pianoforte della title track. Lo scozzese, come detto prima, in questa seconda fatica ha voluto aggiungere al proprio prodotto quella componente di raffinatezza e organicità che effettivamente mancavano nel suo esordio, diminuendo e ammorbidendo quei ravvisabili toni pacchiani che tarpavano un po' le ali ai guizzi melodici più ispirati.

Peccato che poi, purtroppo, di raffinato ci sia sostanzialmente poco. Tralasciando il fatto che ci siano quasi 10 minuti di anticipazioni (le due intro "Workship" e "A Glimpse"), conclusioni (le due outro "Lets Spiral" e "Green Language") e intermezzi ("Tempest"), anche nei 25 minuti rimanenti non è poi così facile affermare di essere a contatto con del materiale dotato di grande profondità. C'è anche qui molta (troppa?) attenzione per le sonorità più trendy della pista, e purtroppo questo il più delle volte si traduce in un vuoto stantio o, peggio, in un'apatica ridondanza di fondo, che non aiuta di certo a impreziosire o a elevare il contenuto musicale del disco.
Per fortuna c'è a fare da garante l'indubbia capacità tecnica dell'artista, che struttura perlomeno una certa organizzazione di fondo e un raziocinio compositivo, a dimostrare una metodologia compositiva di indiscutibile ed efficace coerenza. Ma proprio per questo è lecito aspettarsi qualcosa di più e sperare in un seguito di diversa fattura. Staremo a vedere.

(15/12/2014)

  • Tracklist
  1. Workship
  2. A Glimpse
  3. Raptor
  4. Paradise Stone
  5. Up Down (feat. D Double E)
  6. Attak (feat. Danny Brown)
  7. Tempest
  8. He Hate Me (feat. Gorgeous Children)
  9. Velcro
  10. Lost (feat. Redinho)
  11. Dream On
  12. Lets Spiral
  13. Green Language




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