Shabazz Palaces

Lese Majesty

2014 (Sub Pop) | alt-hip-hop

Il duo degli Shabazz Palaces aveva già stupito, oltre che per il contratto Sub Pop (ormai pienamente in aree hip-hop anche con i clipping), per il destabilizzante contenuto del debutto lungo, “Black Up”, pesantemente basato sull’elettronica e sulla spezzettatura astratta del beat storico del genere. Con il seguito “Lese Majesty”, i due fanno di quelle intuizioni un vero e proprio linguaggio in un tour de force psichedelico.

L’album è di fatto organizzato in sette piccole suite, anche se non sempre la ripartizione è rispettata. La prima comprende le prime tre tracce: il tema cosmico di “Dawn In Luxor”, reso da scie elettroniche fluttuanti e un rap ritmicamente scandito, si ritrova rarefatto in versione lounge in “Forerunner Foray” e nei colpi reggaeton di campionatore di “They Come In Gold”. La seconda passa dal balletto elettronico con rap danzante di “Solemn Swears”, al ralenti distorto con effetti allucinogeni di “Harem Aria”, alla sottile movenza con canto felpato r’n’b e chitarra-allucinazione di “Noetic Noiromantics”.

La psichedelia di organi pulsanti, di ritmiche sovrapposte e di svolgimento caotico fa di “Ishmael” il picco di non-senso musicale, perlomeno nella storia del genere, poi proseguito e in qualche modo regolarizzato nel balletto per macchine metalliche e sincopi gangsta di “Down 155th In The MCM Snorkel”. La quarta suite verte sul mantra di “#Cake”, galoppo urbano con percussioni campionate, che interferisce con una ballata soul prima di finire in toni quasi liturgici.

La doppia “Colluding Oligarchs”-“Suspicion Of A Shape” è un collage di breakbeat con synth roteante, hip-hop fratturato e atonale, e una finale ipnosi di voci sussurrate e silofoni che tende alla stasi. L’anthem trottante a mo’ di commercial televisivo “Mindglitch Keytar Tm Theme” introduce l’episodio che svetta per eleganza e atmosfera, “Motion Sickness”, forte di tastiere alla Cars e battito insistente alla “Take Five” di Dave Brubeck.
L’ultimo medley è invece il più deturpato, passando dal flow informe e instabile di “New Black Wave”, generato da un coacervo di suoni d’avanguardia, al momento più fantasmagorico in assoluto, l’hip-hop per sole radiazioni e riverberi di “Sonic Mythmap For The Trip Black”.

Forse non così coeso e sprintante, ma il flusso d’inventiva intessuto da Ishmael “Palaceer Lazaro” Butler (già Digable Planets) e Tendai “Baba” Maraire è imbattibile, uno dei pochi dischi - a un tempo proiettato nel futuro e connesso col passato nobile dei Clouddead - a sfruttare appieno o quasi l’enorme accessibilità di mezzi del digitale. Un “Little Red Record” dell’hip-hop, tanto è labirintico l’insieme di effetti sonori spesso non-musicali, di rap svaniti, di spezzoni e campioni che si sovrappongono, di temi esalanti. La conclusione-rifrazione di “Sonic Mythmap” vale l’opera e profetizza rivoluzioni. Presentato in anteprima dal vivo al Pacific Science Center di Seattle. 

(08/08/2014)

  • Tracklist
  1. Dawn In Luxor
  2. Forerunner Foray
  3. They Come In Gold
  4. Solemn Swears
  5. Harem Aria
  6. Noetic Noiromantics
  7. The Ballad Of Lt. Maj. Winnings
  8. Soundview
  9. Ishmael
  10. …Down 155th In The MCM Snorkel
  11. Divine Of Form
  12. #Cake
  13. Colluding Oligarchs
  14. Suspicion Of A Shape
  15. Mindglitch Keytar Tm Theme
  16. Motion Sickness
  17. New Black Wave
  18. Sonic Mythmap For The Trip Black 
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