Sophie Ellis-Bextor

Wanderlust

2014 (EBGB's) | pop

Difficile ricordarla oggi, ma alle origini Sophie Ellis-Bextor era una cantante indie-pop. La sua band - Theaudience - muoveva i primi passi in Inghilterra quasi un ventennio fa, pur con scarso successo e all'ombra di ben più celebrati gruppi del filone britpop. Poi, complice una manciata di ottimi singoli - tra i quali si annoverano almeno un paio di classici come "Groovejet" e "Murder On The Dancefloor" - l'allora 21enne balzò agli onori delle cronache come la dolce ninfetta del nuovo disco-pop anni Zero, quello con un orecchio votato ai Blondie (rifece la loro "Denis") e l'altro teso al ripescaggio del Munich sound delle Baccara (sfiziosa la sua versione di "Yes Sir, I Can Boogie") e di Cher dell'era Casablanca (con l'arcinota "Take Me Home").
Con questo quinto album in studio le cose sono drasticamente cambiate. Sophie ha smontato paillettes e mirror ball, ha staccato la spina alla tastiera e si è fatta affiancare in toto da Ed Harcourt per un ritorno alle proprie origini. I nuovi 11 brani sono infatti decorati quasi esclusivamente dalla chitarra, una semi-nuova padrona di casa che cesella la voce dell'autrice con fare ora languido e sornione ora energico, poi a tratti dolcemente jangle quasi in aria Sarah Records.

La dolcissima ed emozionante "Young Blood" - una semplice linea di pianoforte, batteria spazzolata e un'interpretazione da brividi - è indubbiamente il suo singolo più delicato di sempre, che aiuta a dare un'idea dell'atmosfera analogica che si respira nel disco, ma in realtà è l'unica ballata presente. Tra roboanti incedere come quello di "Birth Of An Empire", giostrine power-pop ("13 Little Dolls"), melodiosi ricordi beatlesiani ("Wrong Side Of The Sun"), un pomeriggio di sole passato a fare surf ("Runaway Daydreamer"), un "Interlude" jazzato, o il bozzetto acustico in chiusura "When The Storm Has Blown Over", Sophie inanella una manciata di perfette canzoni pop, tanto semplici quanto superbamente arrangiate, e senza mai un punto debole a spezzare l'ascolto. 
E proprio quando le cose potrebbero diventare un po' troppo "carine" per alcuni, ecco pure "Love Is A Camera", una tarantella gitana dal trascinante crescendo finale (ricordate "Come On Eileen"?), e la rumorosa "Cry To The Beat Of The Band". Così messa, forse, sembra esserci troppa carne al fuoco, ma in realtà "Wanderlust" è il disco stilisticamente più coeso della sua carriera, e gareggia giusto col celeberrimo esordio "Read My Lips" - che pure si muoveva su coordinate molto diverse da queste.

Insomma, c'è poco da ridire. Sophie Ellis-Bextor è in giro da oltre un decennio, e la sua carriera ha già vissuto diversi alti e (clamorosi) bassi. Stavolta, però, pur con un singolo di lancio così poco aggressivo per le radio come "Young Blood", il nuovo album ha debuttato nella top 10 britannica come non le succedeva dal 2007, dando l'impressione che forse più di qualcuno si è accorto di questa sua rinascita. La cosa più importante, comunque, è che "Wanderlust" dimostra come l'ex-disco diva sia prima di tutto un'ottima autrice pop.
Per il resto, basta guardare la foto di copertina: la ragazza possiede la grazia e il candore di una vera English rose come poche altre in terra d'Albione possono fregiarsi oggigiorno. La sua iconica voce fluttua come un fiore di pesco, ed è capace di scandire ogni singola parola con un accento talmente pulito che giusto la compianta Diana Spencer avrebbe potuto competere. Del resto, quando nell'ormai lontano 2000 Sophie si "scontrò" in classifica con l'allora solista Victoria Beckham, ebbe da commentare che la vera posh era lei. A tutt'oggi, pare che le due ancora non si parlino.

(04/02/2014)



  • Tracklist
  1. Birth Of An Empire
  2. Until The Stars Collide
  3. Runaway Daydreamer
  4. The Deer & The Wolf
  5. Young Blood
  6. - Interlude -
  7. 13 Little Dolls
  8. Wrong Side Of The Sun
  9. Love Is A Camera
  10. Cry To The Beat Of The Band
  11. When The Storm Has Blown Over 




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