Steve Rothery

The Ghosts Of Pripyat

2014 (autoproduzione) | space-rock, blues, prog-rock

Diciamo la verità, approcciarsi a un lavoro solista di un chitarrista è un'idea che fa paura a molte più persone di quanto si possa credere. In quanti già si immaginano l’ego del guitar hero di turno manifestarsi in infinite strumentali fini a se stesse? Magari pure distese su di un tappeto (ma sarebbe più idoneo definirlo zerbino) fatto di synth plasticosi e percussioni lisergiche, completamente asservite al sommo maestro di turno?
Eppure, sembra che stavolta la cosa abbia fatto gola a molti, visto che il lavoro in questione è stato finanziato nella piattaforma di crowdfunding per eccellenza, Kickstarter, addirittura quadruplicando il budget prefissato a 15.000 sterline. Sarà che Steve Rothery non è nuovo a queste tecniche di mercato, essendo la band di cui è membro fondatore, i Marillion, pioniera del crowdfunding e i suoi fan ormai ben abituati a investire prima di “incassare”, ma sembra che ci sia davvero una gran curiosità di ascoltare questo lavoro. Magari il vero motivo è che siamo di fronte al debutto solista del musicista albionico dopo ben 32 anni di carriera, pur avendo lui già carezzato l’idea di un disco con il suo nome nel lontano 1985 (come ci confidava in un’intervista, mesi fa). E’ servito un invito al festival chitarristico di Plovdiv, in Bulgaria, a riaccendere la miccia, per arrivare quindi ai 55 minuti di space-rock, digressioni blues e ovviamente un po’ di sano progressive-rock - tanto per sentirsi a casa - di “The Ghosts Of Pripyat”.

Dicevamo, fugato lo spauracchio di un mero esercizio di stile, per fortuna qui la musica non manca: nonostante il nome impresso in copertina, “The Ghosts Of Pripyat” non è solo un’esaltazione dello strumentista originario di Whitby. Pur tagliandosi la fetta più grande della torta, come legittimo, egli mette il suo strumento al servizio della sua band. Scorrono così piacevolmente le melodie arabesche di “Kendris”, che poco fanno sentire la mancanza di un vocalist. Dave Foster (dei Mr. So & So), forse ispirato da “Solsbury Hill” di Peter Gabriel, fa da fido scudiere armato di chitarra acustica. "Old Man Of The Sea" presenta vividi gli scenari tempestosi del mare, immaginati dall’artista inglese come un film. Lo sforzo corale sembra quello di una band già coesa, e non di un collettivo da poco tempo formatosi, con tra l'altro un elemento nostrano aggiuntosi di recente: Riccardo Romano della prog-band romana RanestRane. Difficile non notare nel finale l'ingresso delle chitarre di due ospiti d'eccezione: Steven Wilson, fiancheggiato da un "mammasantissima" dello strumento, un certo Steve Hackett.

"The Ghosts Of Pripyat" non manca comunque di qualche eccesso di leziosità, probabilmente inevitabile nel suo genere. Una maggior concretezza avrebbe reso inattaccabile la tracklist. Ad esempio “Morpheus” farà la gioia degli amanti della sei corde ma gli spunti di Rothery, accompagnati anche qui da quelli di Hackett, si annacquano in una struttura avviluppata che alla fine poco stringe. Inoltre la floydianissima “Yesterday’s Hero”, pur presentando atmosfere suggestive, ben poco può sorprendere l’ascoltatore navigato. Tuttavia questi sono cali che vengono ampiamente compensati da gioielli come “White Pass”, incastonati tra arpeggi discreti e gocce essenziali di pianoforte, fino all’esplosione finale.
E Rothery? Chi ha amato il suo sound nella band d'origine non potrà che goderselo anche qui, seppur in contesti sostanzialmente differenti. Se possibile, le sue storiche influenze gilmouriane sono più evidenti che mai: l'uso del delay e la predilizione del gusto sonoro, piuttosto che il virtuosismo su scale, sono retaggio ormai indelebile dell'uomo dei Pink Floyd, pur mantenendo quel tratto individuale che lo ha sempre contraddistinto negli anni.

In conclusione, lo stile fortemente classico di "The Ghosts Of Pripyat" (tra l'altro, il titolo è dedicato alla città fantasma sede del disastro nucleare di Chernobyl) potrebbe annoiare orecchie bramose di novità assoluta, per il resto è un ascolto godibile e soprattutto un esordio a lungo atteso ma con piena ragione di esistere.




ps. segnaliamo il buon range dinamico dell'incisione (DR10). Per approfondimenti: wikipedia

(06/10/2014)



  • Tracklist
  1. Morpheus
  2. Kendris
  3. The Old Man Of The Sea
  4. White Pass
  5. Yesterday's Hero
  6. Summer's End
  7. The Ghosts Of Pripyat