The Gloaming

The Gloaming

2014 (Real World) | neoclassic-folk, avantgarde

A volte ti dimentichi che esiste, e quasi ti sorprendi di vedere tra le mani un album con quel marchio che per anni ha identificato le più interessanti contaminazioni sonore tra musica etnica e avanguardia.
Sì, la Real World: una di quelle realtà che abbiamo chiuso in un angolo nella nostra memoria, sicuri di non poter più rivivere le emozioni che ci aveva regalato un tempo. Poi, annoiato dalla mediocrità della moltitudine di cloni del tempo che fu, ti trovi a mettere nel tuo lettore quel disco dalla copertina affascinante e suggestiva che per un attimo hai pensato di scartare in favore dell’ennesima indie-band di belle speranze e dal sound intriso di retromania. E’ un attimo, e la magia di “The Gloaming” si impossessa delle tue membra e della tua psiche, ed è strano poi rendersi conto che il linguaggio è ancor più antico e vetusto di quello che hai volutamente ignorato, ma resti a chiederti perché hai fermato anche l’orologio a cucù per evitare che lo scorrere del tempo spezzasse quell’incanto sonoro.

“The Gloaming” è il progetto di cinque musicisti dalla cristallina reputazione: il violinista Martin Hayes e il suo amico chitarrista Dennis Cahill avevano già esplorato i confini della tradizione folk dando vita alla band di jazz-folk-rock dei Midnight Court, ma per questa nuova avventura hanno coinvolto Iarla Ó Lionáird (Afro Celt Sound System), Caoimhin Ó Raghallaigh e Thomas Bartlett (Doveman).
L’orizzonte creativo è più ampio e ambizioso, i cinque musicisti spingono il folk nelle braccia della musica contemporanea, con fini tessiture armoniche e astrazioni liriche che elaborano una nuova forma di romanticismo, l’integrità diventa un linguaggio sul quale far combattere creatività e poesia, la forza comunicativa della musica popolare sembra perder forza ma è l’unica strada per tracciare nuovi sentieri per una tradizione folk imbalsamata.

La completa estraneità di Thomas Bartlett alle regole del folk diventa la chiave di volta per affrontare in piena libertà la musica del progetto; il piano si pone al centro con toni profondi e ariosi, duettando con tutti gli strumenti coinvolti. In verità è molto difficile rendere con le parole o lo scritto tutto quello che vi attende nelle dieci tracce: è un alternarsi di fantasiose e spettrali strutture romantiche con gioiose gighe strumentali (“Allistrum's March”) e inconsuete riletture della tradizione folk (“Hunting The Squirrel”), che sembrano uscire dalle migliori pagine dell’Ecm o dal primo album su Obscure della Penguin Café Orchestra.
Sono ballate dal lirismo semplice, adornate di stranianti arrangiamenti dal crescente pathos emotivo e strumentale, come avviene nell’iniziale “Song 44”: gli elementi si intrecciano pian piano con virtuosismi che non abbandonano mai il corpo strutturale del brano pur senza seguirne le linee armoniche, la sensazione di evanescenza che accompagna le prime note non si dilegua nel finale. Iarla Ó Lionáird cattura lo spirito rivoluzionario della splendida poesia di Seán ó Riordáin’s nel magico duetto per piano voce e noise di “Freedom”, lasciando al violinista Martin Hayes il compito di iniettare un poco di brio e tensione con i virtuosismi di “The Sailor's Bonnet”, ma senza tralasciare le evoluzioni strumentali più impegnative e tecnicamente straordinarie in “The Girl Who Broke My Heart”.

Drone, pizzicati di corde di violini e soundscape danno vita al brano più avantgarde dell’album, ovvero quella “The Old Bush” dai toni mutanti e indefiniti che sfida le logiche del minimalismo iniettandolo di inediti virtuosismi avant-folk, che Thomas Bartlett e Martin Hayes dominano con uno splendido duetto strumentale.
La voce di Iarla Ó Lionáird è comunque la protagonista dei momenti più intensi dell’album, in “Necklace of Wrens” duetta su contrappunti di piano prima di elevare il suo canto verso toni elegiaci che minacciano il candore minimalistico dell’arrangiamento senza mai superare i confini del romanticismo, un’abilità che rende ancor più pregevole il suo duetto con fiddle e staccati di violino nella conclusiva “Samhradh Samhradh”.

“The Gloaming” è un album incantevole, poesie e melodie antiche che suonano moderne e corpose, un album che toglie il respiro nella lunga e apocalittica “Opening Set”, dove una sequenza di duetti si intreccia in un crescendo emotivo di rara bellezza.
L'insolito insieme strumentale e il ricco patrimonio personale degli autori dona infinite sfumature a una musica che cattura al primo ascolto ma che si rinnova a ogni istante: un progetto destinato a lasciare una traccia indelebile in quest'anno musicale ancora giovane. 

(01/03/2014)



  • Tracklist
  1. Song 44
  2. Allistrum's March
  3. Necklace of Wrens
  4. The Girl Who Broke My Heart
  5. Freedom
  6. The Sailor's Bonnet
  7. The Old Bush
  8. Opening Set
  9. Hunting The Squirrel
  10. Samhradh Samhradh




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