The Hotelier

Home, Like Noplace Is There

2014 (Tiny Engines) | emo

Nemmeno un anno fa, inaspettatamente, eravamo risprofondati nei patemi coming-of-age con “Whenever, If Ever”, esordio di una band dal nome fluviale come le emozioni che è capace di ridestare dal lungo sonno dell'adultità. Piccoli (ma in prospettiva enormi) sogni infranti, delusioni che ci hanno insegnato ad avere coraggio e farci spazio nel meraviglioso posto che è il mondo.
Di indole diversa ma non meno nostalgica è la proposta dei The Hotelier (ex-The Hotel Year) di Worcester, Massachusetts, che riprende il filo di esperienze affermatesi in anni più recenti: su tutte è inconfondibile l'influenza dei My Chemical Romance, promessa mancata della emo anni Zero, specialmente nel timbro vocale di Christian Holden – a tratti identico a quello di Gerard Way.

Ma il sincero lirismo degli Hotelier non deve temere alcun confronto con qualsivoglia “black parade”. Dopo il fresco e convincente “It Never Goes Out” del 2011, “Home, Like Noplace Is There” fa i conti con l'età matura e affronta in testi durissimi la sensazione di trovarsi a un vicolo cieco; nove episodi ben distinti ed eterogenei, che nelle rispettive scelte stilistiche percorrono le varie gradazioni tra i due estremi del pop-punk e della screamo.
L'alzarsi del sipario sul disco corrisponde alle tende di una finestra che si aprono: Open the curtains/ Singing birds tell me “tear the buildings down/ You felt blessed to receive their pleasant sound/ Things that break make you cringe inside yourself. Inizia così un dolente percorso lungo il quale si riaprono ferite interiori non ancora sanate: attraverso i singoli fallimenti personali e l'elaborazione del lutto (I called in sick from your funeral/ The sight of your family made me feel responsible), il male di vivere viene descritto come una malattia terminale che è necessario fronteggiare un passo alla volta.

Forse nulla di nuovo per chi ben conosce il genere, ma l'urgenza della musica degli Hotelier ha il potere di scavare a fondo anche nei sentimenti più abusati – spesso senza motivo; la loro musica non punta in alto, non è un oppio per masse di adolescenti in nero ma una graduale cura omeopatica destinata a lenire il dolore, finanche egoisticamente, di chi l'ha scritta in prima istanza.
Tra un nuovo richiamo ai Blink-182 con “In Framing” (Bit off more than could chew and then swallowed it whole/ I choked on your temper when you felt alone), senza sfuggire a un pur parziale debito verso gli American Football – capitale meteora di quindici anni fa – il bilancio complessivo comprende momenti di un'intensità quasi insostenibile, che culmina proprio nella chiusura del cerchio di “Dendron”.

Non stupisce che la critica online più o meno amatoriale sia andata, nel giro di poco, in piena fibrillazione: “Home, Like Noplace Is There” è l'album della maturità per definizione, e insieme lo sfogo imperfetto di un amico fragile che non vogliamo abbandonare, perché ci parla anche di noi stessi.

(14/03/2014)

  • Tracklist
  1. An Introduction To The Album
  2. The Scope Of All Of This Rebuilding
  3. In Framing
  4. Your Deep Rest
  5. Among The Wildflowers
  6. Life In Drag
  7. Housebroken
  8. Discomfort Revisited
  9. Dendron
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