Thomas Köner

Tiento De Las Nieves

2014 (Denovali) | ambient

“This snowless ice-plain is like a life without love. [...]
Love is life's snow. [...]
What is life without love?
It is like this ice – a cold, bare rugged mass.”
(dal diario di Fridtjof Nansen su un Viaggio d'esplorazione della Nave Fram, 1893-96)

L'ultima volta di Thomas Köner fu su Touch con quello che resta forse uno dei maggiori saggi di confine tra l'ambient elettroacustico e la non-music in senso lato. Sibili e rumori appena accennati, quasi inudibili, sotterrati nel nulla più totale, inquietante, opprimente. Sono dovuti passare due anni perché il musicista di Dortmund tornasse ad affacciarsi dopo quel salto nel vuoto, quel tentativo riuscito di portare la propria musica alle sue estreme conseguenze fisiche, fintanto da farla allontanare di colpo dal suo stesso essere musica.

“Tiento de las Nieves” è il ritorno a casa, sì, ma senza il caldo abbraccio della propria terra pronto ad accogliere l'avventuriero. Köner sceglie una garanzia discografica come Denovali per pubblicare quello che è il suo album più pittoresco e “classico”, quello in cui il contatto con Brian Eno e Harold Budd è lì ad un passo dall'identificazione. Un ritorno sulla Terra, quello sì, ma in un angolo remoto, sperduto del Polo Nord, immerso nella neve e nel gelo. Tutt'attorno un bianco che sembra non finire mai, già protagonista unico sulla copertina.

Un solo brano lungo più di un'ora, un'odissea fatta di rintocchi di pianoforte (affidato a Ivana Neimarevic), di flussi sfumati e di lunghi silenzi. Pure nella struttura il tutto sembra rassimilare più che mai “1/1”, ma qui non ci sono aeroporti e non c'è proprio vita, manca pure quel battito cardiaco che umanizzava il protagonista del viaggio nella desolazione post-apocalittico di “Novaya Zemlya”. Un vuoto che qui si sposta dal piano fisico a quello vitale, come spiega lo stesso Köner sfruttando un estratto dal diario con cui l'esploratore Fridtjof Nansen documentò uno dei viaggi d'esplorazione sulla Nave Fram, continuato per quindici mesi interamente su slitta.

Non c'è desolazione, oppressione o qualsiasi altra forma di ricezione, non c'è un uomo a confrontarsi con queste distese di ghiaccio, con la temperatura polare, con un candore altrimenti acccecante. Al posto di tutto ciò, una quiete che è pura contemplazione. Dopo aver fatto ritorno da un viaggio che lo aveva condotto ai confini dell'esistenza stessa del suono, Köner priva quest'ultimo di ogni autonomia, spostando dunque il vuoto dall'ambito fisico (il suono stesso) a quello prettamente vitale, e rendendolo esclusivamente l'obiettivo con cui fotografare un paesaggio incontaminato. Un esperimento che tocca da vicino l'assoluta perfezione.

(04/11/2014)

  • Tracklist
  1. Tiento de las Nieves
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