Thom Yorke

Tomorrow's Modern Boxes

2014 (Landgrab) | art-pop, elettronica

Sebbene non sia più dato prevedere quando e a nome di chi uscirà il prossimo album, sappiamo più o meno su che coordinate musicali si muovono tutti i più recenti progetti capitanati da Thom Yorke. Cosa aspettarsi dunque da quello che, almeno sulla carta, è il suo secondo album solista a otto anni di distanza da “The Eraser”?
“Tomorrow's Modern Boxes” ci presenta uno Yorke nettamente diviso tra la volontà di tornare al songwriting intimista dei migliori classici radioheadiani e quella di perseguire la strada della spersonalizzazione elettronica – allettante ma anche pericolosa, come ha in parte dimostrato il recente debutto targato Atoms For Peace.

Dunque, le otto canzoni si spaccano a metà tra queste due tendenze: ma mentre il cantato risulta essere una costante efficace e di livello (sempre che piacciano i suoi falsetti rassicuranti, naturalmente), non sempre le basi sanno esserne degne: il synth ipertrofico di “A Brain In A Bottle” non vale certo la scura evocatività dei quattro accordi di pianoforte in “Guess Again!”, che se non facessero pensare a una “Pyramid Song” in uptempo si direbbero usciti da una colonna sonora di Reznor/Ross; un'analoga accoppiata vincente si ripete con “Interference”, che nonostante la brevità da intermezzo vanta uno dei testi migliori dell'album ("We stare into each other's eyes/ Like jackdaws, like ravens/ The ground may open up and swallow us/ In an instant/ But I don't have the right/ To interfere").

Buona parte del trademark sonoro lo si deve al contributo in fase di programmazione di Colin Greenwood, metà dei fratelli membri storici dei Radiohead: l'impronta si fa più riconoscibile nei feedback digitali di “Truth Ray” e nel finale, mentre nella lunga “There Is No Ice (For My Drink)” Yorke gioca in stile libero con le manipolazioni della sua voce e porta avanti un beat asettico in maniera quasi onanistica; la sua eco si trascina e sforma sul confortante strumentale “Pink Section”, che da ultimo sfocia nelle pulsazioni cromatiche di “Nose Grows Some”, palese ritorno all'idioteca ormai deserta di “Kid A”.

La seconda uscita in solitaria di Yorke non vanta di certo il technicolor degli exploit coi Radiohead ma nemmeno soffre, fortunatamente, della bravura senz'anima di “Amok”. Un ascolto più d'ambiente potrebbe conferire il mood giusto a “Tomorrow's Modern Boxes”, che al momento di un'analisi più puntuale rivela però qualche lacuna d'ispirazione e una durata complessiva sospettamente esigua.

(18/10/2014)

  • Tracklist
  1. A Brain In A Bottle
  2. Guess Again!
  3. Interference
  4. The Mother Lode
  5. Truth Ray
  6. There Is No Ice (For My Drink)
  7. Pink Section
  8. Nose Grows Some
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