Will Stratton

Gray Lodge Wisdom

2014 (Talitres) | folk, symphonic folk, fingerpicking

Era forse nell’aria un disco come “Gray Lodge Wisdom”, uno di quelli da mettere sopra il camino per rappresentare il lavoro di una vita, il proprio orgoglio personale fattosi carta e plastica. Tutto ciò acquisisce significato ancora maggiore, a valle della lotta contro il cancro che ha accompagnato la gestazione di quello che si può definire, finalmente, il “Five Leaves Left” dell’ancora giovane cantautore americano, nonostante il raggiungimento della sua quinta uscita.

Tutto il bagaglio di Stratton, finora da lui espresso in modo vulcanico e in alcuni casi torrenziale (nel lunghissimo Lp “No Wonder”), si trova qui condensato in sole otto tracce: un fingerpicking degno del maestro Fahey, che trasporta lo spleen aereo e contemplativo del padrino Nick Drake sulle sponde dello Hudson (“Long Live The Hudson River”), complici qui gli arrangiamenti orchestrali di Tamara Lindeman (The Weather Station, autore ed esecutrice anche di una strofa della title track), Nico Muhly e della voce di Tiny Ruins (in “The Arrow Darkens”).

Si parte con un’inedita rivisitazione Young-iana nello schiudersi vitale, celebrativo della title track, e già si intuisce il raro afflato di “Gray Lodge Wisdom”, una riscoperta di quel “Living In A Material World” che ogni giorno capita, ma trasfigurato da qualcosa, da una nuova spiritualità, o semplicemente dall’emozione di uno stupore rinnovato.
E infatti subito compaiono immagini poeticamente esistenziali nell’”albero della vita” Malick-iano che si manifesta in “Dreams Of Big Sur”, allorché la trasfigurazione con Drake si completa in maniera più decisa, mentre la vena romantica del disco si fa più esplicita nel trasporto Bartlett-iano di “Yeah, I’ll Require Your Love”.

Verso la fine del disco la narrazione si fa ancora più personale (“I resolve to come back/ Stronger than before”, dice a sé stesso in “The Arrow Darkens”), a misura di un disco in cui l’abbandono di Stratton si fa totale, una confessione intima incondizionata. E non giunge così inaspettata la chiusura, affidata alle volute rivelatrici di “Fate Song”, che introducono un accorato finale: “I must thank some God/ That I survived my fate”. Beh, anche noi.

(13/05/2014)



  • Tracklist
  1. Gray Lodge Wisdom
  2. Dreams Of Big Sur
  3. Wild Rose
  4. Yeah, I’ll Requite Your Love
  5. Love Live The Hudson River
  6. Do You Love Where You Live?
  7. The Arrow Darkens
  8. Fate Song
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