Xiu Xiu

Angel Guts: Red Classroom

2014 (Polyvinil / Bella Union) | alt-rock, avant-pop

You taught me a lesson,
People are stupid in the dark
You put my disgrace in the moonlight
People are just what they have
Dumb and half blind, dumb and half blind
In the moonlight
da "Stupid In The Dark"

Ci sono band e artisti le cui canzoni si lasciano raccontare facilmente, spesso dopo un paio di ascolti distratti e in quattro o cinque righe di recensione. Ci sono album di gruppi che entrano ed escono dai nostri lettori mp3 con la stessa velocità con cui poi ce ne dimentichiamo. E poi ci sono gli Xiu Xiu.
La creatura ormai pluridecennale di quel genio tormentato e paranoico che risponde al nome di Jamie Stewart torna con “Angel Guts: Red Classroom”, nono album in studio, registrato a Los Angeles con synth analogici, percussioni e drum machine degli anni 70 e ispirato a un film erotico giapponese del 1979.

E quindi, dicevamo, sono tornati gli Xiu Xiu. I dischi di questa grandissima band hanno rappresentato da sempre struggenti esempi di commistione tra musica e rumore, tra melodie ansiolitiche e furiose dissonanze, in cui l'approccio glaciale e meccanico dell'elettronica e dell'industrial viene sporcato dai synth e dalle chitarre, in mezzo a minacciosi ed opprimenti silenzi e autentiche discese nella pazzia e nello sconforto esistenziale più totale. In questo senso si rivela inevitabile il coinvolgimento emotivo fra l'ascoltatore e quello che di fatto è il perno centrale e la principale mente del progetto: stiamo ovviamente parlando di mr. Stewart, anima cupa e decadente a metà fra Mark Hollis, Robert Smith e Nick Drake, che affida i suoi desolati versi a respiri disperati e a una voce inconfondibile e torturata da chissà quali fantasmi.
Chissà se il buon Stewart sa che “xiuxiuejar” in catalano significa “bisbigliare”, che poi è un po' il suo marchio di fabbrica. E ancora, chissà se Ian Curtis avrebbe apprezzato la parabola artistica di questo darkettone sghembo e più in generale della musica degli Xiu Xiu, in cui i deliri in freeform e l'elettronica ossessiva fino alla cacofonia facevano da ideale background alle sonorità oscure e schizofreniche figlie della gloriosa new wave, il gigantesco calderone dove la band californiana ha attinto a piene mani con originalità e classe (almeno fino alla confusionaria svolta electro-pop di “Always” e all'inascoltabile album di cover di Nina Simone, premessa tutt'altro che confortante per “Angel Guts”).

Ma torniamo al presente. Dopo aver trascorso gli ultimi quattro anni in North Carolina, Stewart si trasferisce a Los Angeles andando a vivere a sua insaputa in uno dei quartieri più malfamati e pericolosi della città, dove lotte fra gang e omicidi a sangue freddo sono tristemente all'ordine del giorno. Lo stesso Stewart arriva a dichiarare che la sera, in un ambiente come quello, non può fare altro che starsene chiuso in casa a suonare. Questo lo condiziona pesantemente, così la sua penna partorisce testi pesanti come macigni che parlano indifferentemente di suicidi e malattie, guerre e conflitti interiori, questioni razziali ed esperienze sessuali al limite della decenza.
Ovviamente anche la musica risente dell'aura di chiusa desolazione: fin dall'incipit del disco siamo trascinati a fondo in questa che è l'ennesima odissea senza fine, descritta nella press release come “l’inizio della discesa di Xiu Xiu dal grigiore nella più profonda oscurità sopportabile, il suono della morte di Xiu Xiu”. La differenza più evidente rispetto al suo predecessore 'Always' è in gran parte estetica: 'Angel Guts' dispone praticamente solo di synth analogici e drum machine, risuona più fragile e scarno, anche perchè lo strumento chitarra è praticamente assente. Ma è proprio questo particolare approccio che rende l'album molto più abrasivo e tagliente del precedente, scacciando una volta per tutte i dubbi di una presunta virata verso la popular music da parte della band americana".

E allora ci sembra proprio di sentirlo, questo vento gelido che ci spinge in un altro inferno di lacrime e metallo, fatto questa volta di canzoni concrete, calibrate, dirette e che non vanno quasi mai oltre i quattro minuti, in cui Stewart sputa fuori tutto il suo dolore senza troppi giri di parole. L'electro-pop arioso e geometrico di stampo depechemodiano di “Archie's Fades” e i beat pulsanti e infiniti di “Stupid In The Dark” riescono a essere coerenti e completamente a fuoco, senza per questo smarrire del tutto quelle che sono le caratteristiche distintive del sound Xiu Xiu, sempre a metà fra i Suicide e gli Einstürzende Neubauten. La voce del menestrello della morte avanza strisciante in mezzo ai synth con grande naturalezza, bilanciando come sempre la desolazione e la tristezza (come nella spoglia “New Life Immigration”) e i terrificanti deliri nevrotici a un passo dalla pazzia: in questo senso le campane di “El Naco” sembrano l'introduzione di un funerale in cui uno Stewart straziante e straziato ci urla in faccia ciò che probabilmente non vorremmo mai sentirci dire.
L'ascolto prosegue passando dalla giungla malata di “Adult Friends” agli echi industrial di “The Silver Platter” e “A Knife In The Sun”, arrivando all'horror puro di “Cinthya's Unisex” e terminando la propria corsa nella redenzione totalizzante di “Botanica De Los Angeles” (che, per chi scrive, rappresenta il punto più alto dell'album).

Si potrebbero aprire una serie infinita di domande sulla reale necessità dell'esistenza di una band come gli Xiu Xiu. Perché focalizzarsi così tanto sui lati peggiori dell'esistenza umana? Perché dovremmo impiegare tre quarti d'ora della nostra vita ad ascoltare l'ennesimo disperato lamento di Stewart, specialmente in tempi stronzi come quelli in cui stiamo lentamente annegando? Siamo veramente in grado di attraversare l'inferno che affolla la sua mente per poi riemergerne sani e salvi? O meglio: vogliamo davvero attraversarlo? Di una cosa siamo tutti sicuri: affrontando queste domande, abbiamo almeno la certezza di essere ancora vivi.

(02/02/2014)

  • Tracklist
  1. Angel Guts:
  2. Archie’s Fades
  3. Stupid in the Dark
  4. Lawrence Liquors
  5. Black Dick
  6. New Life Immigration
  7. EL Naco
  8. Adult Friends
  9. The Silver Platter
  10. Bitter Melon
  11. A Knife in the Sun
  12. Cinthya’s Unisex
  13. Botanica de Los Angeles
  14. :Red Classroom
Xiu Xiu su OndaRock
Recensioni

XIU XIU

Forget

(2017 - Polyvinyl Record Company)
Ritorno al disco di studio per la compagine guidata da Jamie Stewart

XIU XIU

Plays The Music Of Twin Peaks

(2016 - Polyvinyl Records, Bella Union)
La straniante rilettura della colonna sonora di Twin Peaks ad opera di Jamie Stewart & C.

XIU XIU

Always

(2012 - Bella Union)
Jamie Stewart e la sua gerarchica band, in un nuovo corso di revival sofisticato e tecnologico

XIU XIU

Dear God, I Hate Myself

(2010 - Kill Rock Stars)
Il nuovo album di Stewart & C., un po' meno art- e molto più pop

XIU XIU

Women As Lovers

(2008 - Kill Rock Stars)
Solitamente disturbante, ma con sfumature soul: sesto album per Jamie Stewart

XIU XIU

The Air Force

(2006 - 5 Rue Christine)

XIU XIU

La Foret

(2005 - Aquarela)

XIU XIU

Life And Live

(2005 - Xeng)

XIU XIU

Fabulous Muscles

(2004 - 5Rue Christine)

XIU XIU

A Promise

(2003 - 5 Rue Christine)

XIU XIU

Knife Play

(2002 - Absolutely Kosher)

Xiu Xiu on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.