2814

Atarashii hi no tanjou

2015 (Dream Catalogue) | vaporwave, ambient, downtempo

L’estetica vaporwave è nata cinque anni fa, quando Daniel Lopatin ha pubblicato “Chuck Person's Eccojams Vol. 1”, in sostanza una raccolta di hit anni Ottanta mandate al rallentatore e processate tramite effetti sonori fluttuanti, fino a ottenere un flusso etereo e narcotico, in cui melodie impresse nella memoria collettiva deragliavano e si perdevano come offuscate dal trascorrere del tempo.
I presupposti di base non sono distanti da chillwave e witch-house, il che spiega la vicinanza fra le scene, i diversi nomi considerabili più o meno parte di tutte e tre, nonché la coincidenza del target di ascoltatori.

Precisato ciò, dopo un lustro di esplorazioni e destrutturazioni, si arriva a “新しい日の誕生” (“Atarashii hi no tanjou”, ossia “Nascita di un nuovo giorno”), secondo molti la miglior pubblicazione in questo circolo di musiche tecnologiche e nebulose.
Dietro la sigla 2814 si celano Hong Kong Express (noto anche come Hke) e Telepath. Da quanto ci è dato sapere il primo è britannico, il secondo americano, il progetto è nato a Londra e si appoggia a una propria etichetta, la Dream Catalogue. Per il resto si dovrà usare l’immaginazione, come per gran parte di questi dischi.

Non sarà a ogni modo difficile, visto il biglietto da visita dell’album, un’abbagliante copertina che mostra i grattacieli di una Tokyo cibernetica, zeppa di insegne e neon, vista da dietro un vetro e traversata da sfumature fucsia. A risaltare sono elementi contrastanti come il calore delle tinte, il senso di gelo e stasi del paesaggio esterno, la solitudine della stanza malandata (a giudicare dalle spaccature sul vetro) da cui si osserva il paesaggio. La musica cerca evidentemente di puntare a quelle stesse suggestioni e di trarre forza dall’immagine.
Effettivamente, durante l’ascolto quel fucsia, quelle luci sfocate e quel senso di smarrimento tornano ripetutamente avanti agli occhi. L’ossessione per la nostalgia è confermata dalla fascinazione di questo gruppo di musicisti per una serie di temi comuni, che tornano in parte anche qui: la grafica dei dischi e dei videogiochi giapponesi fra gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, gli spot pubblicitari del medesimo periodo, la qualità delle immagini di videocassette usurate, a rappresentare il vissuto che si allontana e l’impossibilità di tornare indietro.

Questa volta non ci sono hit rallentate o campionamenti da altre canzoni (perlomeno non di immediatamente riconoscibili), si tratta bensì di materiale originale. Dal pianoforte frantumato in mille rifrazioni di “恢复” (“Huīfù”, “Guarigione”) alle pulsazioni sibilanti della conclusiva title track, si snoda un sogno elettronico della durata di un’ora. Suoni impalpabili, flussi melodici continui, echi e immagini indistinte, sprazzi di ritmiche downtempo che vengono ingoiate da coltri di tastiere senza confine, nubi di raggi laser e lontani suoni di strada (traffico, vento, sirene). Con un vertice impressionante nella centrale “悲哀” (“Hiai”, “Dolore”): soffuse percussioni, delicati droni sintetici e una melodia di stampo tradizionale che sembra suonata al koto.

È musica vivida e senza tempo, per un attimo davvero capace di far smarrire chi la ascolta. Raccomandata in particolare a chi, come chi scrive, sente la mancanza di dischi come “76:14” dei Global Communication o “Geogaddi” dei Boards Of Canada. La funzione ricoperta da quei titoli nelle rispettive epoche può oggi trovare una sorta di equivalente in “Atarashii hi no tanjou”, manifesto onirico di una generazione che sembra provare rimpianto anche per cose che non ha vissuto.

L’album è stato pubblicato via Bandcamp nel gennaio di quest’anno. Se la recensione arriva in netto ritardo, ci consoliamo col fatto che proprio di recente il progetto ha ottenuto un notevole picco di popolarità, finendo addirittura sulle pagine di Rolling Stone (non si sa quanto possano esserne felici gli artisti coinvolti, ma sicuramente non si dispiaceranno di poter vendere qualche copia in più).

(22/12/2015)

  • Tracklist
  1. 恢复
  2. 遠くの愛好家
  3. 新宿ゴールデン街
  4. ふわっと
  5. 悲哀
  6. 真実の恋
  7. テレパシー
  8. 新しい日の誕生
2814 su OndaRock
Recensioni

2814

Rain Temple

(2016 - Dream Catalogue)
Il ritorno del duo che ha cambiato la musica ambient



Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.