AA.VV.

Turtle Records

2015 (Rpm/Cherry Red) | jazz

In tutta la storia del jazz mondiale, quello inglese ha rivestito un ruolo marginale, ma non poi così secondario, se si pensa che gran parte della gloriosa scuola di Canterbury, con Nucleus e Soft Machine in testa, ha attinto a piene mani sia nel jazz-rock di Miles Davis che nel free-jazz, con risultati spesso sorprendenti. Il "British jazz" differisce da quello delle altre scuole europee per un maggior legame con il progressive più intellettuale e sofisticato. Il chitarrista Ray Russell e il pianista Keith Tippett furono i maggiori esponenti di tale scena.

Questo splendido box della Cherry Red racchiude gli unici tre album pubblicati dalla minuscola Turtle Records nel biennio 1970/1971, dischi divenuti oggi merce rara per collezionisti. Fondata da un produttore "illuminato" e competente come Peter Eden (a cui si deve la realizzazione di diversi dischi di Mike Cooper, John Surman e Bill Fay) sull'esempio della Dandelion di John Peel, la Turtle dovette chiudere i battenti per motivi finanziari (pochissime furono le copie vendute dei tre album).

Il primo disco in questione è quello del sassofonista Mike Osborne, "Outback" (1970), che contiene due uniche suite ("So It Is" e "Outback") sull'esempio di quelle di John Coltrane del periodo Impulse!.
Il vero capolavoro (e quello per cui vale acqustare questo box) è l'album del pianista Howard Riley, già autore in precedenza di due buoni dischi per la Cbs e legato indissolubilmente alla London Jazz Composer Orchestra. "Flight" (1971), realizzato in trio con due fantastici e creativi strumentisti come Barry Guy al contrabbasso e Tony Oxley alla batteria, è da considerarsi una pietra miliare del jazz inglese.
La lunga e complessa "Motion", insieme alle ardite partiture di "Cirrus", "Forgotten Game" e della title track, dipingono un affresco sonoro ferocemente espressionista e iconoclasta, non dissimile dalle coeve improvvisazioni libere del trio di Alexander Von Schlippenbach. Molto più rilassate e meditative, invece, le due ballad "For Lesley/For Sue", che richiamano alla mente il trio di Bill Evans con Paul Motian e Scott LaFaro.

Il terzo e ultimo album è l'esordio del pianista John Taylor (da non confondere con il bassista dei Duran Duran!), "Pause, And Think Again" (1971). Coadiuvato da un discreto organico, comprendente gli ottimi Kenny Wheeler alla tromba e John Surman al sax soprano, Taylor riesce a comporre un discreto disco di post-bob sulla falsariga dei primi lavori di Herbie Hancock per la Blue Note, con l'unica eccezione timidamente sperimentale di "Awakening/Eye to Eye". La cantante Norma Winstone riesce a dare quel "quid" in più al disco. Taylor divenne in seguito un buon sessionman per diversi musicisti legati alla Ecm.

Assai succoso e ricchissimo di note, fotografie e stralci di interviste ai protagonisti il libretto accluso, firmato dal giornalista Colin Harper, che in pratica ha qui realizzato un vero e proprio compendio del jazz inglese dei primi Seventies.

(29/09/2015)

  • Tracklist
Cd 1

Mike Osborne "Outback" (1970)

  1. So It Is
  2. Outback

Cd 2

Howard Riley "Flight" (1971)

  1. Motion
  2. Cirrus
  3. Forgotten Game
  4. Two Ballads: For Lesley/For Sue
  5. Flight

Cd 3

John Taylor: "Pause, and Think Again" (1971)

  1. And Think Again
  2. White Magic
  3. Pause
  4. Awakening/Eye To Eye
  5. Interlude/Soft Winds
AA.VV. on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.