Gavin Harrison

Cheating The Polygraph

2015 (Kscope) | jazz

Se avete visto il premiato “Whiplash” di Damien Chazelle vi sarà facile comprendere su che terreno si muove questa inusitata release di casa Kscope. Sia chiaro che Gavin Harrison, storico batterista dei Porcupine Tree, non ricopre qui il ruolo del virtuoso e autodistruttivo Andrew, ma anzitutto dirige in prima persona un progetto coltivato nell'arco di cinque anni.
L'idea iniziale non era specificamente legata al gruppo di Steven Wilson ma, nel pensare ad alcuni temi destinati a una big band di stampo jazz, Harrison si trova quasi per caso a reinventare il brano “Futile”, scintilla che darà vita alle riletture contenute in “Cheating The Polygraph”.

Solo sulla carta le otto tracce si qualificano come cover, poiché risulta quasi impossibile riconoscere con chiarezza le melodie originali di brani, peraltro, secondari ed esplicitamente prediletti da Harrison. Tornano più volte alla mente le lunghe sessioni live di Frank Zappa e compagni, benché decisamente più audaci nei cambi di tempo e tonalità – e talmente bislacche da mantenere alta l'attenzione della platea.
La vasta line-up qui radunata dal batterista, sulla quale svetta sempre l'imponente sezione di ottoni, si adopera in un esercizio di assoluta perfezione formale che finisce per spingersi troppo al di là delle idee di partenza, sovvertendo la carica drammatica dei Porcupine Tree nell'ottica di un exploit di grande impatto spettacolare.
Le uniche linee rimaste familiari sono quelle di “The Pills I'm Taking” e di “Hatesong (Halo)”: quest'ultimo va citato tra i momenti più convincenti, una sorta di sinfonietta fusion a sé stante – introdotta e conclusa da un tema per vibrafono – dove l'interplay tra i fiati si fa più dinamico e stereofonico e anche il basso del comprimario Lawrence Cottle esce finalmente dai binari del mero segnatempo.

Per il resto, “Cheating The Polygraph” rientra pienamente nella categoria dei saggi di stile che divertono più i suoi fautori che il pubblico. Cinquanta minuti senza la minima sbavatura, che farebbero incetta di trofei in competizioni jazzistiche d'alto livello o in un contest tra producer, ma che nella nostra esperienza privata di ascoltatori difficilmente lascerà il segno – perlomeno, non in termini emozionali.

(30/04/2015)

  • Tracklist
  1. What Happens Now?
  2. Sound Of Muzak / So Called Friend
  3. The Start Of Something Beautiful
  4. Heart Attack In A Layby / The Creator Had A Mastertape / Surfer
  5. The Pills I’m Taking (from Anesthetize)
  6. Hatesong/Halo
  7. Cheating The Polygraph / Mother & Child Divided
  8. Futile


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