Keith Jarrett

Creation

2015 (Ecm) | jazz

Come "Made In Chicago" di Jack DeJohnette è uscito per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione della Aacm, così anche "Creation" è uscito in occasione per il settantesimo compleanno di Keith Jarrett, uno dei pianisti più importanti e virtuosi del secolo scorso, che non ha certo bisogno di particolari presentazioni. "Creation" è la summa di nove registrazioni live per solo piano, effettuate nella primavera e nell'estate del 2014 in Europa (Roma e Parigi), Canada (Toronto) e Giappone (Tokyo). Lo stesso Jarrett ha selezionato i nove brani in modo da costituirne un'unica suite pianistica.

Con una sessantina di album alle spalle (escludendo quelli di musica classica e antologie varie), "Creation" è solo l'ultimo ed ennesimo tassello dei numerosissimi album dal vivo di Jarrett, ma questa volta, ci troviamo dinanzi a un lontano parente degli storici "Solo Concerts: Bremen and Lausanne" (Ecm, 1973), "The Koln Concert" (Ecm, 1975), "Concerts" (Ecm, 1981) e "Vienna Concert" (Ecm, 1991).
Questo nuovo album stenta a decollare e ha il solo pregio, se così vogliamo definirlo, di essere uno dei dischi dall'umore più cupo di tutta la sua carriera. Altro fattore positivo potrebbe essere che qua manca del tutto il lato pretenzioso e arrogante di Jarrett, ovvero quella sua tipica svenevolezza alla Bayreuth di certi artisti tardo-romantici, che pretendono lodi e venerazioni per il fatto che essi stessi si venerano. Manca però anche la sua caratteristica maggiore, cioè quella di un "totalizzatore pianistico", e questo ne rappresenta il limite maggiore.
La prima, la terza e la quarta parte scorrono infatti via senza lasciare il segno (anzi, annoiando abbastanza l'ascoltatore). Si riconosce il vecchio Jarrett solo nell'andamento romantico della seconda parte e negli elementi folk di inizio Novecento delle parti "V" e "VI". Le parti "VII"  e "IX" incorporano il solito flusso di coscienza, mentre un pianismo vagamente astratto è presente nell'ottava parte. La registrazione è, come di consueto, ottima, adatta per dei buoni impianti hi-fi.

Assenti del tutto gli applausi del pubblico (che invece erano esageratamente udibili nel suoi dischi dal vivo degli anni Settanta e Ottanta), dato che Jarrett pretende, da venticinque anni a questa parte, il massimo silenzio da parte del pubblico (addirittura, non vuole neanche che si fumi o che si scattino fotografie). Come si suol dire: un grande pianista che forse ha già ampiamente dato tutto ciò che aveva da dare. Uno dei suoi più giovani discepoli, l'italiano Giovanni Guidi, oggi incide dischi più belli di quelli del suo maestro.

(23/05/2015)

  • Tracklist
  1. Part I
  2. Part II
  3. Part III
  4. Part IV
  5. Part V
  6. Part VI
  7. Part VII
  8. Part VIII
  9. Part IX
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