Matana Roberts

always.

2015 (Relative Pitch) | jazz

In uno scenario nel quale l'hype non ha mancato di contagiare anche l'ambito jazz, spostandone le coordinate verso un pubblico sempre meno “proprio” e specializzato, il riconoscimento unanime dell'astro nascente Matana Roberts rimane pienamente giustificato e, oserei dire, incontestabile. E ciò non certo in virtù di una pur sempre auspicabile innovazione dei linguaggi della musica nera: al contrario, la vocazione artistica di Matana è quella di memoria storica, col compito di tramandare il verbo delle gens de couleur ancor prima che del jazz, al cui universo si dichiara sostanzialmente estranea.
Anche per questo è difficile immaginare che ogni suo intervento non sia in qualche modo riconducibile alla saga “Coin Coin”, avviata nel 2011 e giunta quest'anno al suo terzo capitolo: una ricognizione musical-etnografica dall'intensità senza eguali nella quale recitazione, traditional, incursioni da big band e meditazione si fondono in un racconto intriso di dolore e orgoglio razziale.

Registrata live in studio a Brooklyn nel maggio 2014, la sessione di “always.” è un canto libero che si eleva in totale solitudine dal sassofono di Matana. Un excursus poetico tra tutte le correnti e le leggende della musica nera: dall'incipit lento e sinuoso in forma di spiritual alle progressioni bebop, deviando occasionalmente su impeti free, i quaranta minuti scarsi delle due sezioni senza titolo sono un moto d'animo inarrestabile che dimostra appieno la notevole preparazione tecnica e la resistenza di Matana – talvolta messa in dubbio dai colleghi musicisti – che non tradisce alcun segno di cedimento per l'intera durata.
Senza alcun eccesso di retorica si può dire che da questo flusso di coscienza storica e musicale emergono tutti i fantasmi dell'immaginario afroamericano del secolo scorso: la militanza politica e la teologia dei grandi leader della liberazione nera, la ricerca intimamente spirituale di Coltrane e Ayler e la propulsione avanguardista di Coleman e Braxton; profili che si stagliano uno via l'altro senza sosta, talvolta nella quiete di un cantabile, talaltra in un grido disperato, attraverso l'eclettica sensibilità di Matana.

La chiusa costituita dal secondo brano è l'ultimo accesso di un'espressione musicale irrefrenabile, la definitiva testimonianza di una trinità che è ava, madre e figlia al contempo, custode di una cultura e di una saggezza conservate per lunghi anni e ora riversate in un getto dirompente di parole e note, del quale “always.” è forse la sintesi più autentica e commovente. Una firma autografa nella storia, per sempre.

(15/10/2015)

  • Tracklist
  1. Untitled N. 1
  2. Untitled N. 2


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