Matteo Bortone Travelers

Time Images

2015 (Auand) | jazz

La critica specializzata ripone (forse a ragione) nel contrabbassista pugliese Matteo Bortone grandi speranze. Nato a Otranto nel 1982, fa oggi la spola tra l'Italia e la Francia e, finora, è riuscito a farsi strada suonando, tra gli altri, anche con due leggende del jazz italiano come Franco D'Andrea e Gianluigi Trovesi.

Il gruppo franco-italiano che Bortone ha messo in piedi, i Travelers, è ora giunto alla soglia del secondo album, "Time Images", che esce per una valida etichetta nostrana, la Auand (ha in catalogo pure un paio titoli di Bobby Previte e di Paolo Angeli). Il primo disco, "Travelers" (Zone di Musica, 2013), ottenne unanimi consensi di critica. La vicenda artistica di Bortone fa un po' pensare a quella di un suo quasi coetaneo, Giovanni Guidi. Entrambi suonano con musicisti stranieri e tutti e due stanno cercando una propria via al jazz moderno, ma, mentre Guidi guarda decisamente al passato (il Keith Jarrett dei tempi d'oro), Bortone è tentato da strade più accidentate ed eclettiche.

Il problema dei cosmopoliti Travelers è che sembrano ancora incerti su quale strada seguire, dato che sono in bilico tra classicismo e avanguardia, ma con i piedi saldamente ancorati nella tradizione. La loro volontà di guardare in avanti si ha ascoltando brani come "Sunday Supermarket" (melodia a incastri alla Tim Berne e armonie sghembe stile Marc Ribot) e gli accenni free di "Wide Blue", così come nella chitarra decisamente acida che caratterizza "Broskar", o ancora nell'avvolgente melodia circolare di "Tourne".

Per il resto, un po' tutto il disco si muove su una più rassicurante e sofisticata fusion acustica, oppure su collaudati stilemi da camera Ecm ("Olvidao" e "Olvidao #1", che sono comunque due fiori all'occhiello di tutto l'album). Gradevole anche la ballad "Crackle", con la sua atmosfera notturna e, ancor meglio, è la sua breve intro ("Intro Crackle"). Su tutto spicca un'irriconoscibile cover di "Houses Of The Holy" dei Led Zeppelin (che fa il paio con la loro versione stravolta di "Man Of The Hour" dei Pearl Jam, contenuta nel disco precedente).
"Time Images" avrebbe l'ambizione di richiamare alla mente paesaggi cinematografici immaginari e metafisici (non a caso, oltre a jazzisti come il compianto Charlie Haden e Thomas Morgan, si ringraziano anche Christopher Nolan, Carmelo Bene e Gilles Deleuze), riuscendoci in parte. 

Tra i quattro componenti dei Travelers, si fanno notare l'alto sassofonista/clarinettista francese Antonin-Tri Hoang e il chitarrista Francesco Diodati, che pare aver mandato a memoria la lezione di Bill Frisell.
L'impressione finale è che Matteo Bortone debba ancora prendere una decisione definitiva, visto che i Travelers sono ancora arenati in un limbo tra avanguardia e tradizione. La stoffa c'è, manca solo una chiara direzione.

(16/10/2015)

  • Tracklist
  1. Sunday Supermarket
  2. Just Play
  3. Intro Crackle
  4. Crackle
  5. Locked Room
  6. Wide Blue
  7. Houses Of The Holy
  8. Olvidao
  9. Broskar
  10. Tourne
  11. Olvidao #1
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