Tim Berne

You've Been Watching Me

2015 (Ecm) | jazz

Riaffiora una seconda giovinezza per il veterano alto sassofonista newyorkese Tim Berne, dopo qualche prova sottotono (se non proprio deludente), incisa con i Bloodcount negli anni che vanno dal 1995 al 2000. Portabandiera insieme al batterista Bobby Previte, al tastierista Wayne Horvitz e al chitarrista Bill Frisell della scuola jazz post-moderna di New York, Berne può considerarsi a tutti gli effetti come uno dei compositori più dotati della sua generazione.

Più creativo e fantasioso del suo amico John Zorn, Berne ha sempre avuto il pregio di non prendersi mai troppo sul serio, anche quando ha inciso le sue opere più ostiche. E' sempre riuscito a dare un forte senso comunicativo alla propria musica d'avanguardia, che non è mai risultata gratuita o fine a se stessa, seppur complessa e mai accomodante. In questo, deve aver sicuramente imparato la lezione dal suo grande maestro Julius Hemphill (il creatore del World Saxophone Quartet).
Snakeoil è l'ultimo gruppo creato da Berne, dopo quello dei Miniature e dei Caos Totale, che ebbero vita breve.

Gli Snakeoil segnano anche l'inizio della collaborazione con la Ecm di Monaco, con cui hanno inciso un primo "Snakeoil" (2011) e un secondo (e molto bello) "Shadow Man" (2013), che hanno aperto la strada a questo nuovo capolavoro "You've Been Watching Me", uscito proprio in questi giorni.
Con questo terzo album, il quintetto ha trovato la massima coesione tra i singoli membri, tra cui vanno citati il clarinettista Oscar Noriega, il pianista/tastierista Matt Mitchell e il batterista Ches Smith (che abbiamo già trovato in alcuni dischi di Xiu Xiu e Carla Bozulich). Berne, ovviamente, funge da direttore di orchestra e, in effetti, di una piccola orchestra da camera si tratta.

Il jazz post-moderno è stato definito tale dai critici proprio perché ingloba le influenze più disparate e non soltanto jazz (si va dall'easy-listening al country e persino al pop più corrivo, ovviamente sempre tenendo presente l'avanguardia). Anzi, il jazz è spesso tenuto sullo sfondo, come un semplice canovaccio su cui inserire stili eterogenei. Il disco parte subito alla grande con la scatenata fanfara di "Lost In Redding", tutta basata su ingegnosi incastri tra i suoni del clarinetto basso di Noriega, il sax alto di Berne e l'elettronica dissonante di Mitchell, che riescono a creare un affascinante e trascinante "meltin'-pot" di stili musicali.

Relativamente più tradizionale è invece la lunghissima "Small World In A Small Town", tutta giocata su chiaroscuri sempre mutanti. La musica riprende vigore con l'apocalittica "Embraceable Me", ma che è ancora quieta se paragonata alla tesa "Semi-Self Detached" (che esplode in un violento finale) e alla gran baraonda di "False Impressions", in cui pare di ascoltare Peter Gordon duettare con Anthony Braxton. Del tutto fuori da questi schemi sono la cupa melodia da film thriller di "Angles" e la title track, che altro non è che un breve bozzetto atmosferico alla John Abercrombie (il chitarrista qui è Ryan Ferreira).

Sicuramente fondamentale è stato il ruolo di David Torn in sede di produzione. E' stato senz'altro lui a imprimere alla musica una tale forza evocativa, anche in virtù del suo cervellotico e ispido jazz-rock. E' sicuramente merito di Torn se "You've Been Watching Me" va a collocarsi, insieme a "Songs And Rituals In Real Time" (Empire Productions, 1982) e a "Fractured Fairy Tales" (Jmt, 1989), tra i massimi capolavori musicali di Berne. Superfluo aggiungere che questo è uno dei dischi più importanti del 2015 e non solo in ambito strettamente jazzistico.

(22/05/2015)

  • Tracklist
  1. Lost In Redding
  2. Small World In A Small Town
  3. Embraceable Me
  4. Angles
  5. You've Been Watching Me
  6. Semi-Self Detached
  7. False Impressions
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