Arca

Mutant

2015 (Mute) | electro, avantgarde

Inanellato anche un momento di gloria come produttore, o meglio come assistente, di “Vulnicura” di Bjork (che per ironia della sorte esce proprio in questo periodo in una nuda versione per soli “Strings”), Alejandro “Arca” Ghersi si rituffa nelle sue creazioni originali. Anzitutto viene “Sheep” (2015), colonna sonora per l’evento Hood By Air ospitato da Pitti Uomo, 17 minuti di plastiche industriali e campionamenti (tra cui la stessa Bjork e Robert Wyatt), uno dei suoi acuti artistici.

Quindi viene il suo secondo album vero e proprio, “Mutant”. Rispetto a “Xen”, di appena un anno prima, questo evidenzia gli aspetti facili e frivoli. “Alive”, jungle stroboscopica con un melanconico sostrato ambientale in cerca di dipanarvisi nelle retrovie, è la matrice. I 7 minuti della title track suonano come un reggaeton selvaggiamente rallentato e deformato, con qualche istante di grida sataniche filtrate tra gli interstizi, ma che per lo più lascia spazio all’atmosfera piaciona. Così vale anche per i post-post-dubstep di “Vanity”, “Snakes”, “Front Load” e “Soichiro”, coaguli di accenti melodici che spaziano dal sci-fi all’honky-tonk alle toccate per organo. Per quanto aliene e continuamente sabotate, le sue creazioni sono qui melodie sofisticate in andamento marcato.

La rotolante, montante machine music di “Sinner”, con note sospese di pianoforte, si colloca a un livello superiore, come pure “Umbilical”, un flirt con la musica folk etnica, di cui costituisce un prodigioso esempio di remix dai sovratoni horror, e “Faggot”, un gorgheggio fatalista che soffia in mezzo alla ferraglia ferroviaria.
Ghersi sembra comunque sempre più interessato all’area ambientale, ma solo quando sfrutta incisi di campionamenti prolungandoli a droni (“Hymn”, “En”) riesce a distinguersi dalla carta da parati, nonostante tutto l'armamentario fonico, suggestivo e persino cubista.

Incontenibile monstre di ben 20 tracce, e qualche mancato lavoro di sfalcio, ma qua e là dotato di un continuum sonico figlio diretto dei suoi mixtape (il già citato “Sheep”, ma anche “&&&&&”, 2013). A un tempo il suo più impegnativo e il suo più esteriore, torna a bomba sulla pista da ballo dopo l'iperspazio. Intervalla grandi colpi ad effetto ad altri che paiono dimostrazioni sborone d’abilità - bravissimo alle tecniche miste di suoni riprocessati e beat trasformati in sculture - e pure a branetti irrilevanti che allungano soltanto. Per la prima volta nella sua carriera ci sono ambizioni armoniche e non solo più immaginifiche: è anche un tallone d’Achille perché, a conti fatti, fa solo meglio qualcosa di già esistente. Primo singolo: “En”, con video curato da Ghersi stesso.

(12/11/2015)

  • Tracklist
  1. Alive
  2. Mutant
  3. Vanity
  4. Sinner
  5. Anger
  6. Sever
  7. Beacon
  8. Snakes
  9. Else
  10. Umbilical
  11. Hymn
  12. Front Load
  13. Gratitud
  14. En
  15. Siren Interlude
  16. Extent
  17. Envelop
  18. Faggot
  19. Soichiro
  20. Peonies


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