Ash

Kablammo!

2015 (Ear Music) | pop-rock

Sono passati otto anni dall’ultimo album vero e proprio degli Ash e in mezzo c’è stata comunque molta attività da parte del trio nordirlandese. L’esperimento della pubblicazione di un singolo ogni due settimane per un anno intero, un mini-album di cover e il disco solista del leader Tim Wheeler ci dicono che gli Ash non sono quasi mai stati fermi in tutto questo tempo. Certo, nell’immaginario collettivo il formato-album è sempre la prova più importante per una band e questo “Kablammo!” desterà la curiosità di molti, anche perché il citato ultimo sforzo sulla lunga distanza del 2007 era sì discreto, ma non rappresentava certo il meglio della produzione degli Ash. L’ultimo album pienamente degno del loro nome era “Meltdown”, del 2004, e undici anni sono davvero un’eternità.

Lo diciamo subito: “Kablammo!” ci restituisce una band al proprio meglio e queste canzoni hanno tutto per entusiasmare i fan e gli appassionati al pari dei singoli più celebrati del passato. Se vi piacevano le varie “Girl From Mars”, “Oh Yeah” e “Shining Light”, non resterete affatto indifferenti a questi nuovi brani. Il motivo è molto semplice: essenzialmente, i tre hanno capito che possono fare tutti i tentativi di ampliamento sonoro possibili e immaginabili, ma niente verrà loro bene come quando si limitano all’utilizzo di elementi puramente rock, a parte qualche tocco di archi e di piano nelle ballad. Come dicono loro stessi, hanno lasciato da parte l’elettronica che avevano iniziato a introdurre nella citata serie di singoli e, soprattutto, hanno ritrovato l’entusiasmo nel trovarsi tutti nella stessa stanza a comporre musica. Di solito queste sono dichiarazioni di circostanza, ma in questo caso l’ascolto conferma indiscutibilmente che è stato proprio così.

Non c’è un singolo passaggio a vuoto in questo disco e, ripetiamo, non accadeva da undici anni. Al massimo c’è qualche canzone che non colpisce al primo ascolto ma al secondo o al terzo, come ad esempio l’epica “Moondust”, ma il punto è che se la prima volta l’ascoltatore constaterà che gli Ash ci sono ancora, dopo un po’ aggiungerà che sono tornati in una forma che non ha nulla da invidiare al 1996 o al periodo 2001 - 2004. Come in quegli anni d’oro, l’utilizzo di un set di strumenti circoscritto non significa che ci sia una mancanza di fantasia e di varietà: in “Kablammo!” ritroviamo il pop-punk con la doppietta iniziale “Cocoon”-“Let’s Ride”, il romanticismo con “For Eternity”, la carica ruvida senza controllo con “Go! Fight! Win!”, il rock morbido con “Hedonism”, persino i momenti strumentali con “Evel Knievel”.

Tutte canzoni validissime, come già detto, ma non possiamo nemmeno far finta che non ci siano due gioielli autentici che svettano su tutti gli altri brani: “Machinery” non ha in realtà niente di particolare dal punto di vista della struttura, ma gode di una melodia sia nella strofa che nel ritornello assolutamente straordinaria e irresistibile, con Wheeler che la canta con rara espressività vocale; “Free” esplora il lato epico dello stile degli Ash e lo fa con una carica emozionale di grande impatto, grazie a scelte particolarmente azzeccate dal punto di vista dell’arrangiamento e, ancora una volta, alla qualità melodica e del cantato.

Si potrebbe malignare sul fatto che “Kablammo!” dimostra che gli Ash non godono certo del dono dell’eclettismo, visto che hanno dovuto tornare ai concetti-base del proprio stile per dare nuovamente il meglio di sé, ma questi sono i discorsi di chi non ascolta la musica con passione e cuore. Chi invece lo fa non potrà che essere felice di un ritorno così. 

(25/05/2015)



  • Tracklist
  1. Cocoon
  2. Let's Ride
  3. Machinery
  4. Free
  5. Go! Fight! Win!
  6. Moondust
  7. Evel Knievel
  8. Hedonism
  9. Dispatch
  10. Shutdown
  11. For Eternity
  12. Bring Back The Summer
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