Benoit Pioulard

Sonnet

2015 (Kranky) | ambient, drone

Che fuori dalla finestra piova, nevichi o il sole illumini il rigoglio di una nuova primavera, le dolci incursioni sonore di Thomas Meluch - in arte Benoit Pioulard - avvolgono la mente in un gradevole tepore o in una frescura ristoratrice, a seconda dei casi. Dopo aver salutato il Vecchio continente, le cui cattedrali avevano ispirato con la loro maestosità le sublimazioni sacrali di “Hymnal”, e accantonato momentaneamente il progetto “Orcas” (a quattro mani con Rafael Anton Irisarri), Meluch ha fatto ritorno a Seattle riappropriandosi delle atmosfere a lui care, incanalate nelle disadorne tessiture di “Sonnet”.

Le quattordici tracce che compongono l'ultima fatica dell'artista del Michigan suonano come ricordi impolverati, recuperati nella babele di memorabilia in mansarda: una volta dischiusi, svelano paesaggi bucolici che si estendono a perdita d'occhio e raccontano lunghissime passeggiate pomeridiane nei boschi.
Tutto inizia con le stratificazioni droniche di “The Gilded Fear That Guides The Flow”, che scatenano illusioni ipnagogiche e disegnano nell'aria l'alito di un vento leggero, portato dal mare. Dall'inverno all'autunno, le quattro stagioni si avvicendano senza escursioni termiche in “Of Everything That Rhymes”, “An Image Apart From Ourselves”, “Whose Palms Create” e “Upon The Break Arch”, rendendo Pioulard una sorta di Vivaldi contemporaneo, spogliato del barocchismo e alle prese con pedali, nastri e chitarre effettate al posto del violino. Gli unici intermezzi ammessi sono “Is In Its Clearest Form”, “As Would A Weaver” e “That Wounded Weathered”, minuscoli intarsi nella cornice di una specchiera in cui si riflette il tempo.

Tra le distorsioni laviche di “A Shade Of Celadon” (il solo brano in cui affiora un'eco lontana della voce di Meluch), i rimandi al Fabio Orsi più meditativo, celati in “Shut-Ins On Sunday See”, e l'abbandono all'incantevole fiaba “The Very Edge Of Its Flame”, “Sonnet” rappresenta un continuum nella cui densa essenzialità convivono l'algido isolazionismo di Thomas Köner, le cascate sonore di William Basinski e i fantasmi delle vecchie ballroom riportate in vita da Leyland James Kirby, quando veste i panni di “Caretaker”.

L'edizione in vinile di “Sonnet” è stata distribuita da Kranky con la companion pieceStanza”, album ultra-limitato in cd che contiene altre sette tracce registrate a febbraio. Un “inserto” confezionato a mano che prolunga le narrazioni di un cantautore capace di inventare storie anche senza ricorrere alle parole.

(22/04/2015)



  • Tracklist
  1. With No Advantage
  2. The Gilded Fear That Guides The Flow
  3. Of Everything That Rhymes
  4. Is In Its Clearest Form
  5. An Image Apart From Ourselves
  6. Whose Palms Create
  7. As Would A Weaver
  8. A Shade Of Celadon
  9. So Etched In Memory
  10. Upon The Break Arch
  11. That Wounded Weathered
  12. Shut-Ins On Sunday See
  13. The Very Edge Of Its Flame
  14. And Relent
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