Bevis Frond

The Auntie Winnie Album (ristampa)

2015 (Cherry Red) | psych-rock

Sulla storia di Nick Saloman e della sua personale creatura Bevis Frond ci siamo già soffermati a sufficienza in occasione della ristampa di "Miasma" (Woronzow, 1986). La Cherry Red sta organizzando un buon lavoro di ristampe di tutto il vasto catalogo storico di Bevis Frond, addizionando ogni edizione di materiale inedito per la gioia dei fan. Ora è la volta dell'antologia "The Auntie Winnie Album" (Reckless, 1988), curiosamente dedicata a una vecchia zia zitella di Saloman (morta quasi centenaria nel 1983), a cui il prolifico chitarrista era molto affezionato.

C'è da dire che "The Auntie Winnie Album" vide la luce a un anno esatto da un'altra raccolta di inediti, "Bevis Through The Looking Glass" (anch'esso ristampato ora dalla Cherry Red) e, non contento di aver già soddisfatto la curiosità dei suoi fan, Saloman immise su mercato quest'altra antologia, questa volta però raschiando ancor di più il fondo del barile attraverso il recupero di demo, alcuni dei quali risalenti a quando lui era ancora un imberbe rocker affascinato dal rock psichedelico. La Cherry Red ha ora pubblicato questa curiosa raccolta addirittura in una versione "expanded" in doppio cd, aumentando così la quantità di brani che sarebbe stato invece meglio tralasciare.

Tra i dieci pezzi originali dell'album, menzione assoluta meritano l'affascinante space-rock di "City Of The Sun", introdotto da un flauto esotico, la cavalcata acida di "Malvolio's Dream Journey To Pikes" e la bella prova proto indie di "Close", che avrebbe fatto gola a J. Mascis dei Dinosaur Jr. Anche la delizia lisergica alla Seeds di "The Miz-Maze" è tra i piatti forti dell'album, mentre solo decente è il consueto folk-rock alla Byrds di "Foreign Laugh". Piuttosto stonate, invece, le ballate dilatate di "Will To Lose" e di "Without Mind".

Tra gli inediti, i migliori sono il beat alla Kinks di "Long Day" e la hendrixiana "99th Very Last Time", che è un brano scartato da "Miasma". Poi si possono ancora citare la ballata alla Neil Young di "Spa Hotel" e la psichedelia esotica di "African Violet", speziata di aromi medioroentali. Fanno pure bella figura di sé i brani tratti dall'Lp sampler "Woronzoid" (Woronzow, 1989), ovvero la lisergica "Hillview" e il garage indiavolato delle ruvide "Visions Through Dilated Eyes" e "Twice Torn, One Forgotten".

Tutto il resto, invece, si colloca in una "aurea mediocritas", come spesso accade in operazioni (sarebbe meglio dire "speculazioni") discografiche del genere. Su tutto troneggia un "Death Trip", dalla durata abnorme di quasi mezz'ora, in cui il brodo psichedelico viene allungato fino all'inverosimile, mettendo a dura prova la pazienza di un qualsiasi ascoltatore medio.
Tirando le somme, conviene invece optare per il vero classico di Bevis Frond, "Triptych" (Woronzow, 1988), anch'esso ristampato in questi giorni dalla Cherry Red con sei bonus-track aggiunte.

(26/05/2015)

  • Tracklist
Cd 1

  1. Malvoglio's dream journey to pikes
  2. Foreigh laugh
  3. Down again
  4. Will to lose
  5. Repressor
  6. Winter's blues (Johnny Winter cover)
  7. The Miz-Maze
  8. Close
  9. Without mind
  10. City of the sun
  11. 99th very last time
  12. Five years wide
  13. Big hole
  14. Time she loves
  15. I love you for your mind

Cd 2

  1. Traction
  2. Long day
  3. Twice torn, once forgotten
  4. Spa hotel
  5. Visions through dilated eyes
  6. African violet
  7. Hillview
  8. Automatic bomb virgins
  9. Possession (Iron Butterfly cover)
  10. Death trip
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