Bobo Rondelli

Come i carnevali

2015 (Picicca) | songwriter

Dice che se il mondo si potesse ridurre a una mappa, e se il firmamento del rock si potesse ridurre alla porzione di cielo che tocca a noialtri italiani, se insomma ci volessimo divertire a ragionare in scala, a proporzioni debite, allora lui, cioè Bobo Rondelli, sarebbe Lou Reed, e l’altro, cioè Francesco Bianconi, sarebbe David Bowie. Bowie che produce “Transformer”, Bianconi che scrive insieme a Rondelli tre pezzi di “Come i carnevali”, il nuovo disco del cantautore livornese uscito a distanza di due anni dalle esuberanti rivisitazioni di“A Famous Local Singer”. Ecco, l’understatement rondelliano in fondo rimane sempre lo stesso, il cantante locale di allora è quello che si dipinge come un Reed 1:1.000.000.

L’altro nome ingombrante del disco è quello del produttore Filippo Gatti, una vecchia conoscenza. Anche “Per l’amor del cielo”, forse l’episodio fin qui più fortunato della carriera da solista dell’ex-leader degli Ottavo Padiglione, portava la sua firma. La mano di Gatti ("Lui chi è? Brian Eno") si sente, pur apparendo meno calcata rispetto al lavoro di sei anni fa. E i suoni girano, il ritmo corre e rallenta, l’impressione è che un vero e proprio passo falso, per la stoffa che ha, Rondelli non se lo permetterà mai. Però di certo l’ispirazione non è quella dei giorni migliori.

Delle dieci canzoni in scaletta non tutte reggono il confronto con gli standard del passato. In “Come i carnevali” c’è materiale interessante, per carità, ed è soprattutto quello che non riguarda direttamente Rondelli. In particolare i brani dedicati a Emanuel Carnevali, poeta fiorentino d’inizio Novecento, e al pedagogo ebreo polacco Henryk Goldszmit, morto nel lager di Trzeblinka nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale. Apertura e chiusura. Fa eccezione “Nara F.”, forse la perla del disco, un lamento in morte di una madre in cui il Rondelli si mette a nudo come non mai, facendo vibrare corde profondissime e dolorose.

Il resto funziona fino a un certo punto. Il contributo di Bianconi-Bowie, principe dei provinciali metropolitani e uno degli autori italiani più dotati della generazione nata nei Seventies, fatica ad amalgamarsi all’idea che ci siamo fatti nel tempo della poetica rondelliana. Toscani entrambi, entrambi romantici, altrimenti distantissimi, le parole e i respiri dell’uno in bocca all’altro ci stanno e non ci stanno.

A livello musicale Rondelli cerca soluzioni inedite e tendenzialmente meno strepitanti rispetto al passato, e lo stesso vale per il modo di cantare. Pure qui, non sempre l’azzardo paga. Probabilmente, in definitiva, non ci troviamo di fronte a uno dei passaggi più memorabili di una carriera gloriosa, e che di sicuro ha ancora molto da dire e da dare. Chi si imbatte nei suoi concerti di oggi, d’altronde, non esita a garantire sullo smalto che non si scalfisce, e con un repertorio come il suo c’è da star tranquilli: sul palco super-Bobo è un portento, e vale sempre la pena di andarlo a vedere. Alla prossima.

(24/05/2015)

  • Tracklist
1. Carnevali
2. Cielo e terra
3. Qualche volta sogno
4. Autorizza papà
5. Nara F.
6. La statale cosmica
7. La voglia matta
8. Tieni il mio amore
9. Ugo's dilemma
10. Maestro Goldszmith
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