Bruno Bavota

Mediterraneo

2015 (Dronarivm) | modern classical

Ora che è diventato uno dei rappresentanti di primo piano della scena modern classical nostrana (e non), possiamo dire alcune cose su Bruno Bavota. In primis che da queste parti lo si conosce e ne si parla da anni, da quando forse nemmeno lui credeva sarebbe arrivato a incidere per realtà piccole ma attive e influenti a livello internazionale come Dronarivm e Psychonavigation, aprendo di fatto la strada all'interesse di quest'ultima per l'Italia e i suoi musicisti. In secundis che, riascoltando oggi “Il pozzo d'amor”, lavoro con cui aveva debuttato ben sei anni fa, forse nemmeno noi ci avremmo scommesso troppo. Ci è bastato poco per ricrederci, ovvero l'imperfetto ma promettente “La casa sulla Luna”: oggi, però, “Mediterraneo” è forse davvero il colpo inatteso, quello della consacrazione definitiva, quello in cui Bavota raccoglie finalmente quanto seminato in anni di escalation.

Della poetica della semplicità e dell'immediatezza sentimentale che il pianista campano ha eretto a verbo abbiamo già ampiamente raccontato in passato. Basti dire che la sua è forse l'espressione modern classical più vicina al pop in senso stretto che si ricordi dopo quella di Ludovico Einaudi (e volendo glissare sui tanti cloni montati e incosistenti di quest'ultimo). Bavota non dipinge né scolpisce: semmai racconta, come un cantastorie. E parla di tramonti, albe, amori, sentimenti, relazioni, radici, emozioni: delle cose più semplici inquadrate dal punto di vista più semplice, senza analisi o approfondimenti. Materie che porterebbero chiunque a scadere nella superficialità, nel luogo comune: chiunque ma non lui, che in mezzo a tutto questo ci è nato e vissuto, che di tutto questo ha fatto il suo bagaglio e il segreto del suo successo.

“Mediterraneo” è il compimento di un viaggio, un sentimento e un'appartenenza prima ancora che un'immagine o un luogo. Mediterraneo per Bavota è nome e aggettivo al tempo stesso: la sua musica evoca qui ancor più che in passato gli scenari caldi e rigogliosi della Macchia, i tramonti sul Mare, odori e colori che restano unici nel mondo. Ma ancor più di questo, trasmette quel sentimento – idealizzato, senza dubbio – che solo queste terre possiedono e condividono con chi le vive. Basterebbe la sola “Hands” a confezionare tutto questo in pochi minuti di piano, chitarra e archi (ultima new entry nel soundscape di Bavota): è il suo manifesto, il suo brano più riuscito, il capolavoro in cui la sua poetica raggiunge il massimo delle sue potenzialità, seguita a ruota dal ritorno alle origini della title track, momento di pura commozione affidato al solo pianoforte.

In principio, l'intimismo di “Home” e il più vivace “Interlude” fungono da disegno preparatorio: i colori accesi, tonici e suggestivi del secondo vengono spenti, raffreddati e immersi nella malinconia nel notturno del primo. Sul medesimo contrasto si gioca la vicinanza tra “Alba” e “The Night”, con i ricami limpidi della chitarra nell'acquerello del primo ad anticipare la maestosa sonata di piano del secondo, altro momento semplicemente irresistibile. Ma non c'è brano, a dire il vero, che scenda sotto il livello dell'eccellenza: “A Quiet Place” riunisce arpeggi, cantato del violino e contrappunti del piano in un possibile biglietto da visita, “Passport To The Moon” si isola in meditazione avvicinando il Nils Frahm più ispirato, “Sweet Fall” accelera tempi e ritmi toccando con mano il cuore pulsante dei luoghi evocati.

Il finale di “Fairy Tale” e la riflessione di “Who Loves, Lives” sono, infine, due metà di una medesima storia d'amore: quella fra un artista, la musica, la sua terra e le emozioni primarie da essa evocate. Che raggiungono qui una rappresentazione squisita e definitiva, accessibile a chiunque e pronta a fare scuola.
Meraviglia.

N.B. L'intero album è ascoltabile in anteprima streaming per OndaRock qui.

(25/05/2015)

  • Tracklist
  1. Interlude
  2. Home
  3. Hands
  4. Who Loves, Lives
  5. Alba
  6. The Night
  7. Mediterraneo
  8. A Quiet Place
  9. Sweet Fall
  10. Passport To The Moon
  11. Fairy Tale
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