Bryan Jones

The Unlikely Death Of Moses

2015 (self released) | songwriter, alt-folk

Punto e a capo. Dopo anni di fiera militanza alla guida dei Buster Blue, Bryan Jones ha deciso di ripartire da zero. Un ultimo saluto ai vecchi compagni di avventura e via, sulla rotta che da Reno porta direttamente a Seattle: “Ho deciso di trasferirmi per cercare di diventare un songwriter e un performer più solido”, racconta. “Seattle è piena di cantautori di talento, vorrei solo diventare uno di loro”.
Ed eccolo così presentarsi per la prima volta nella sua nuova veste solista, armato solo di voce e chitarra come da copione, con Ep che sin dal titolo (“The Unlikely Death Of Moses”) gioca con il tema del cambiamento: Moses, infatti, è il nomignolo che gli era stato affibbiato quando conduceva la brigata dei Buster Blue, spinto dalla fiducia incrollabile del Mosè della Bibbia. Proprio come al vecchio profeta, anche a lui non è stato concesso di arrivare alla terra promessa al fianco dei suoi amici. Ora è rimasto solo Bryan, con una storia completamente nuova da cominciare a scrivere.

È già tutto nelle prime note di “The Greenhorn”, con gli accordi scarni della chitarra ad accompagnare una voce più ruvida che mai. È un brindisi alle scelte difficili, un abbraccio agli orizzonti spalancati: “Let my hands expand to mountaintops and help me keep a steady course”. La vocazione all’Americana è la stessa dei Buster Blue, ma i contorni più spogli dei brani si caricano di un pathos vibrante (a tratti persino all’eccesso), che fa pensare agli esordi di gente come Kristian Matsson o Matthew Daniel Siskin.
Con un pugno di dollari e una confezione di birre al seguito, Jones si è conquistato un’ora di registrazione negli studi Sprout City di Eugene, Oregon. Non gli è servito altro per registrare di getto i quattro brani dell’Ep: “L’idea era quella di catturare una performance autentica”, spiega. “In questo momento non mi interessa pensare alle sovraincisioni e al perfezionismo. Sto cercando di trovare la mia definizione come scrittore di canzoni, non in base agli strumenti che scelgo di usare”.

Gli spunti melodici di “Junebot” si avvolgono di un senso precario di mortalità, il folk scapigliato di “T. Bodett’s Bedtime Blues” evoca gli slogan pubblicitari di una catena di motel per offrire un bozzetto di vita on the road. La partenza, l’incertezza, la trasformazione percorrono tutte le tracce di “The Unlikely Death Of Moses”, fino all’addio inquieto di “Smoke Signals 1 & 2”: “I don’t know who to trust, but a ticket on a bus/ And I’m waving to my friends goodbye/ And I’m waving to you goodbye”. Un congedo che suona più come un arrivederci, in attesa della fatidica prova sulla lunga distanza.

(05/09/2015)

  • Tracklist
  1. The Greenhorn
  2. Junebot
  3. T. Bodett’s Bedtime Blues
  4. Smoke Signals 1 & 2
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