Cankun

Only The Sun Is Full Of God

2015 (Hands In The Dark / Not Not Fun) | synth-ambient

Cankun non è che uno dei tanti moniker con cui Vincent Caylet si presenta al suo (modico) pubblico da anni. E pensare che la sua declinazione tutta sci-fi e post-cubista (già dalle cover dei dischi) e retrò (analog is the way) della synth-music non faticherebbe certo a trovare un posticino presso il terreno fertile Spectrum Spools. Eppure i passaggi su etichette di un certo livello non gli sono certo mancati: Not Not Fun per l'esordio a nome Cankun, Under The Spire e Le Station Radar con Archers By The Sea, di nuovo Not Not Fun per questo “Only The Sun Is Full Of God”.

Di mezzo, una casa accogliente Caylet l'ha trovata presso Hands In The Dark, piccola ma deliziosa realtà dedita all'elettronica atmosferica in senso ampio senza confini di stile o genere. Proprio grazie a quest'alleanza di ferro, il nome di Cankun è riuscito a crescere lentamente e a passo costante, al punto da arrivare oggi al primo vero album con qualche attesa alle sue spalle. Vincent ricompensa tutti con una prova stilisticamente impeccabile e melodicamente coinvolgente, che muove dagli ultimi Emeralds fino a raggiungere una dimensione più organica e corale.

Indicativa in tal senso è la splendida “Cuts”, posta in apertura subito dietro la bucolica/esotica “System”: oltre il neo-kosmische, siamo dalle parti dei To Rococo Rot più melodici e delle ambientazioni interstellari di uno Steve Moore. Manca il genio illuminante di quest'ultimo, ma nonostante questo l'artigianato sintetico di Caylet è in grado di sfornare cavalcate come “Moyit”, quasi un inchino al bvdub più vivace, o magistrali immersioni in nebulose come “Tyreu”, perfetta colonna sonora per un revamp contemporaneo di “Spazio 1999”.

L'estetica palesata in ogni aspetto del disco è in realtà una sola delle tante chiavi di letture possibili: “Only The Sun Is Full Of God” è un disco per molti, quasi per tutti. Un saggio di modernariato elettronico che fa della spontaneità, dell'apertura mentale e di un'insolita immediatezza i suoi veri punti di forza. Tutto questo è più evidente che mai nel passaggio tribale di “Words”, forse l'episodio più atipico dell'intero lavoro, imperniato su uno scheletro di percussioni che sembra quasi esulare dall'ambiente fantascientifico evocato tutt'attorno. Gli elementi per il “grande balzo” fuori dall'anonimato ci sono tutti, ora tocca alla fortuna fare la sua parte.

(20/05/2015)

  • Tracklist
  1. System
  2. Cuts
  3. Words
  4. Moyit
  5. Tyreu
  6. System
Cankun on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.