Caught In The Wake Forever

The Places Where I Worship You

2015 (Dronarivm) | electroacoustic ambient

Da Hibernate a Dronarvim passando per Mini50, e tutto nel giro di neanche tre anni. La rapida ascesa di Fraser Alexander McGowan come nuovo giovane fuoriclasse dell'ambient music contemporanea è sicuramente giustificata per lo meno dal valore del suo album di debutto, “Against A Simple Wooden Cross”, piccolo quanto commovente gioiello costruito con droni eterei e bucolici. Resta ad oggi lì, in quel primo lavoro, che il marchio Caught In The Wake Forever ha espresso il succo più efficace della sua poetica.

Il percorso dell'act si è poi indirizzato sulla strada dell'astrazione. Un processo costante, che in questo nuovo “The Places Where I Worship You” si completa in maniera definitiva: niente più contatto con il terreno, il nuovo scenario è costituito esclusivamente da luoghi mentali. Pure l'emotività subisce un processo di riequilibrio tale da annullarne le tensioni, escludendola così dai giochi. Qui siamo nel regno di un isolazionismo portato alle estreme conseguenze, fino alla dissoluzione dell'oggetto nel soggetto, e dunque alla perdita del soggetto stesso e della sua attività.

Per certi versi dalle parti degli Illuha di “Akari” - per quanto la dimensione apollinea di questi rimanesse ben ancorata alla percezione – il disco tende però per sua natura a un ermetismo che inibisce le possibilità di farne esperienza. E tutto questo nonostante il disco sia nato per ispirazione proprio dagli scenari naturali dell'Isola di Arran, e molti suoni siano rielaborazioni di field recordings effettuate sul territorio. Ci si trova così immersi nel lago di tracce sonore in “On Locranza Shore”, graffiati dalle granulose scorie noise di “Sun Downing”, circondati a trecentosessanta gradi dai ronzii di “Your Absent Breath”.

Ma tutto pare vuoto, sfuggente, inanimato, analogo. Affascinante, sì, ma per ciò che manca e si va a cercare, non per ciò che c'è e si percepisce. Persino i segnali radio che disturbano il drone niblockiano di “Often Nowhere” e i dub subacquei che muovono “Wreaths” sembrano il frutto di forze passive, ingenerate. Fa eccezione la sola “Our Own Loch View”, dove lo “you” a cui è dedicato il disco, citato implicitamente, sembra assumere finalmente le fattezze di un essere vivente. Con la medesima attitudine sottrattiva con cui Thomas Köner ha fotografato il mondo esteriore e terreno nei suoi estremi senza vita, McGowan immortala l'interiorità in totale assenza di tensione.

Un'operazione lodevole e riuscita a livello concettuale, ma che musicalmente paga la monotonia propria (è quasi futile specificarlo!) dello scenario descritto. Assieme all'impossibilità di “far percepire” attraverso la musica qualcosa di per sé impercettibile.

(19/04/2015)

  • Tracklist
  1. On Lochranza Shores
  2. Sun Downes
  3. Wreaths
  4. Our Own Loch View
  5. Your Absent Breath
  6. Often Nowhere
Caught In The Wake Forever su OndaRock
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