Charlatans

Modern Nature

2015 (Bmg) | alt-pop

Tra il 2004 e il 2010, i Charlatans hanno pubblicato quattro dischi, uno ogni due anni. Poi però, ne sono dovuti passare quasi cinque prima che arrivasse questo nuovo album. Difficile immaginare a cosa sia dovuta questa assenza prolungata, tra le distrazioni di Tim Burgess nel pubblicare la propria autobiografia e il secondo disco solista nonché curare un’etichetta che ha fondato, e il degenerare del male che ha portato alla scomparsa di un membro fondatore del gruppo, il batterista Jon Brookes, nel 2013. Ascoltando questo “Modern Nature”, però, viene spontanea anche una terza ipotesi: i Charlatans si sono presi un periodo lungo per realizzarlo semplicemente perché, ancora una volta, hanno deciso di reinventarsi e proporsi in una veste sonora per loro inedita.

La sezione ritmica è ovviamente molto cambiata, vista la perdita della personalità stilistica del batterista, e si presenta qui estremamente morbida; va detto che chi ha sostituito Brookes (Pete Salisbury dei Verve e Stephen Morris dei New Order) non si è certo limitato al compitino, ma ha creato un accompagnamento ritmico estremamente vitale e quasi dotato di un’espressività propria. Il cuore del suono di questo disco è dato ancora una volta dalle interazioni tra chitarra e tastiera, che hanno sempre reso riconoscibile lo stile dei Charlatans in tutte le sue numerose trasformazioni. Non è certo facile coglierle al primo ascolto proprio per via di un’attitudine completamente nuova per la band, che si ripropone in una veste vellutata e quasi posh, con le vibrazioni di un suono post-moderno che si adagiano morbidamente su un piano immaginario e si dilatano in modo molto lento, dando l’impressione di cercare volutamente la calma a discapito dell’intensità sonora. Sotto sotto, però, i giri di hammond sono ancora quelli dei tempi d’oro – nonostante anche qui sia cambiato il tastierista molti anni fa – il tocco sulla chitarra di Mark Collins è sempre venato di classic-rock e il modo in cui i due strumenti si rincorrono, avvicinandosi e allontanandosi tra loro in mille maniere diverse, è sempre ciò che fa capire subito all’ascoltatore attento di avere a che fare con un disco dei Charlatans..

La band ha fatto le cose migliori quando è stata in grado di unire una buona varietà tra una canzone e l’altra con un’unitarietà stilistica di base. Qui, dopo tantissimo tempo, ha fatto centro sotto questo punto di vista. Le linee generali sopra descritte sono presenti in tutte le canzoni, che però le declinano ognuna a proprio modo. “Talking In Tones” è un inizio particolarmente tranquillo, che richiama alla mente le sensazioni di un risveglio controvoglia, poi però il brano sfocia in modo spontaneo in una “So Oh” che è invece la canzone più ariosa e positiva del disco.
All’interno di questo lavoro si alternano diverse tipologie di sensazioni, tra brani più votati alla positività, oppure alla negatività, o ancora più neutri dal punti di vista emotivo.
Il bello è che ognuna di queste diverse sensazioni non è mai espressa nello stesso modo, poiché i brani variano per apertura melodica, robustezza del suono e diversa importanza di melodia e suono. “Come Home” è positiva e ha un suono pieno e una melodia abbastanza immediata, invece “Keep Enough” è più eterea e sfuggente; dall’altra parte abbiamo una “Emilie” negativa come sensazioni espresse, ma dalla ritmica decisamente vivace e “I Need You To Know”, che è il brano dal suono più potente del disco. Anche le canzoni neutre dal punto di vista emotivo cambiano pelle: “In The Tall Grass” e rotonda e rilassata, “Trouble Understanding” torna a un suono robusto e la conclusiva “Lot To say” è invece più leggera e torna qui una maggior immediatezza melodica. Giova ribadirlo, nulla di quanto esposto è estremizzato, ma è tutto invece ben misurato, dando comunque un’impressione di spontaneità e non invece di un qualcosa di volutamente controllato.

Quest’ultimo aspetto è uno dei pregi del disco, al quale vanno aggiunti la citata capacità di variare tra un brano e l’altro mantenendosi sempre all’interno di linee generali comuni e un uso delle melodie che normalmente conduce a risultati negativi ma che qui invece è ben congegnato. In queste canzoni, infatti, le melodie appaiono non tanto l’asse portante, bensì un elemento al servizio del suono e il cui ruolo primario è veicolare meglio le sensazioni espresse da esso. Di solito, nella musica pop, questo finisce per essere un problema, invece qui appare la scelta più adeguata per la resa complessiva del disco.

“Modern Nature” è un disco che va ascoltato con attenzione e per numerose volte, perché al primo approccio potrebbe semplicemente sembrare un disco malinconico e dalla produzione semplice, invece a ogni passaggio svela una natura decisamente più complessa e articolata e si inserisce sicuramente tra i lavori meglio riusciti dei Charlatans. Magari non tra i primi tre, il podio ormai è riservato a “Some Friendly”, “Between 10th To 11th” e “Tellin’ Stories”, ma tra i migliori cinque o sei sicuramente. Dopo 25 anni di attività e tutto quello che è successo, non è poco.

(01/02/2015)



  • Tracklist
  1. Talking In Tones 
  2. So Oh 
  3. Come Home Baby 
  4. Keep Enough 
  5. In The Tall Grass 
  6. Emilie 
  7. Let The Good Times Be Never Ending 
  8. I Need You To Know 
  9. Lean In 
  10. Trouble Understanding 
  11. Lot To Say
Charlatans su OndaRock
Recensioni

CHARLATANS

Different Days

(2017 - Bmg)
Tanti ospiti e un suono particolarmente ricco nel nuovo album della band di Manchester

Charlatans on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.