Chemical Brothers

Born In The Echoes

2015 (Virgin) | electro

Non è facile continuare a stupire nell’affollato regno della musica elettronica, soprattutto in annate come questa, fra uno Squarepusher che sposta l’asticella sempre più in alto e un Jamie XX che sfodera il disco (quasi) perfetto.
Non è facile continuare a stupire se sei riuscito a farlo già molte volte in passato e se, pur essendo in forma smagliante (le recenti prove live sono lì a dimostrarlo), sei visto un po’ come uno della vecchia guardia, con poche cose innovative ancora da dire.

Se questo nuovo lavoro dei fratellini chimici ha un difetto, risiede nel peccato veniale di cadere nella riproposizione di spunti già ben sviluppati e collaudati in passato (leggi una “Go” con Q-Tip alla voce, lo stesso di “Galvanize”, e l’effetto déjà-vu è servito).
Non che stavolta i risultati siano peggiori, anzi, è che a mancare è l’effetto sorpresa, e così la pretesa che i Chemical Brothers debbano sempre sorprendere, e di brutto, resta irrealizzata. Ma, ascolto dopo ascolto, superato l’ostacolo delle prime due tracce un tantino telefonate (l’iniziale “Sometimes I Feel So Deserted” vede le parti cantate affidate a Daniel Pearce, finalista nel 2002 di un popolare reality, cosa che gli garantì di entrare nella boy band One True Voice, con un paio di hit nella Top Ten inglese; qualche anno più tardi raggiunse due volte il numero 1 grazie ai featuring su “Dirtee Disco” di Dizzee Rascal e “Nobody To Love” dei Sigma), il nuovo album del duo inglese si impone per carattere e qualità della scrittura.

“Born In The Echoes” è un disco di canzoni, come lo fu “Push The Button”, di buone canzoni, e di duetti non tutti riuscitissimi, fra i quali almeno un paio decisamente altisonanti (e furbetti): Beck canta sulla conclusiva “Wide Open”, carina, ma da un’accoppiata tanto strombazzata è lecito pretendere di più.
Va decisamente meglio con St. Vincent, protagonista (con voce e chitarra) su “Under Neon Lights”, costruita come se la Madonna che sognava di essere Bjork (quella di “Bedtime Stories”) si fondesse con i clangori world dei Goat: bell’incrocio, dall’esito tutt’altro che forzato.

Ma ecco le note più liete, che si stagliano nella parte centrale, quella che funziona meglio, certificando il definitivo riscatto dei Chemical Brothers (la consacrazione fu acquisita già diversi anni fa…): è il tratto che va da “EML Ritual” (con il featuring di Ali Love), a “Reflexion”, passando per “I’ll See You There” (la più “rock” del lotto) e “Just Bang”.
E’ in questi venti minuti che Tom Rowlands e Ed Simons si confermano assoluti maestri quando decidono di lavorare per accumuli progressivi, lasciando da parte il formato pop-song per concentrarsi su accenti più smaccatamente da hyper trendy club culture.

Dopo cotanta bellezza, è ovvio che brani come “Taste Of Honey” (con Stephanie Dosen degli Snowbird e Chenai Zinyuku) e l’atmosferica “Radiate” (dove appare il quotatissimo sassofonista canadese Colin Stetson) abbiano il sapore del riempitivo, e che la title track (con Cate Le Bon) vivacchi nella totale impossibilità di aggiungere ulteriori speziature a un menù comunque ricco.
Resta il fatto che il miracolo di mettere in fila undici tracce davvero clamorose non riesce, e così “Born In The Echoes”, pur riuscendo a non sfigurare nella preziosa discografia dei Chemical Brothers, resta al di sotto dei veri masterpiece electro del 2015.

Per una volta (ma non è detto) non saliranno sul podio dei medagliati, ma ci sono andati davvero molto molto vicini. Poco male per un progetto che di premi e riconoscimenti in passato ne ha messi in tasca già un bel po’. Molti di più rispetto alla media in circolazione, e di tutti coloro che ai suoni dei Chemical si ispirano da ben due decadi.

(19/08/2015)

  • Tracklist
  1. Sometimes I Feel So Deserted (feat. Daniel Pearce)
  2. Go (feat. Q-Tip)
  3. Under Neon Lights (feat. St. Vincent)
  4. EML Ritual (feat. Ali Love)
  5. I’ll See You There
  6. Just Bang
  7. Reflexion (feat. Colin Stetson)
  8. Taste of Honey (feat. Stephanie Dosen e Chenai Zinyuku)
  9. Born In The Echoes (feat. Cate Le Bon)
  10. Radiate (feat. Colin Stetson e Alela Diane)
  11. Wide Open (feat. Beck)
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