Corey Dargel

OK It's Not OK

2015 (New Amsterdam) | chamber pop, songwriter

Corey Dargel appartiene alla schiera silenziosa dei songwriter che non amano farsi notare, benché dietro la sua timidezza si celi una singolare sensibilità. Tra i suoi precedenti troviamo un album con testi tratti da interviste a persone comuni sulle loro relazioni di coppia (“Other People's Love Songs”) e un Ep dove le parole sono quelle dei condannati a morte (“Last Words From Texas”). Il segreto del talento di Brooklyn è raccontare situazioni tragiche e finzioni con lo stesso affettuoso distacco, pervaso di un caratteristico wit anglosassone.

Dal punto di vista musicale, il filo conduttore dei suoi lavori è un pop da camera che poggia su basi ritmiche digitali, nel recente “OK It's Not OK” arricchite principalmente dall'estroso violino di Cornelius Dufallo e dalla chitarra di James Moore, assieme a basso e tastiere.
È nel gioco dei contrasti che si svela l'originalità di Dargel: il suo costante understatement è capace di svuotare persino la drammaticità della morte in un incidente aereo (“On This Date Every Year”) e ricorda un Owen Pallett mescolato alle autoanalisi dello strizzacervelli Charlie Looker, mentre in sottofondo si avvicendano beat irregolari e soluzioni melodiche eclettiche, dal synth-pop fin quasi al flamenco.

Le liriche ci parlano di orgoglio, dissimulazioni, trucchetti e inganni nei rapporti, circostanze in cui nessuno sembra aver ragione e non resta altro che compatirsi a vicenda (I don't hate you for feeling shitty/ The opposite of love isn't hate, it's pity). Sarcasmo, doppi sensi e gusto per il grottesco sono le note dominanti, ma sul fondo rimangono sensibili tracce di un romanticismo ormai fuori moda (If I gathered everything you created/ Every little gift that survives you/ Put them all in the same place and waited/ Wouldn’t that be enough to revive you).

La scrittura anomala e a tutto tondo di Corey Dargel è una di quelle scoperte che non sconvolge ma che fa davvero piacere, anche partendo da un album poco più che discreto, secondario persino nella produzione di un autore già di per sé “ai margini”. Va senz'altro lodato lo stoicismo del cantautore nel mettere ancora una volta la propria faccia – nell'artwork metafisico di Doug Fitch – alla mercé del pubblico. Anyone should feel free/ to take a session of me/ before I'm gone.

(08/05/2015)

  • Tracklist
  1. There's Nothing There
  2. The Opposite Of Love
  3. Do You Have Any Reactions At All
  4. Until She Doesn't
  5. The Saddest Excuses
  6. On This Date Every Year
  7. No Feelings Grown-Up Enough
  8. Slow Down
  9. Your Discompassionate Arms
  10. Impression Of Me
  11. I Will Only Get Well
  12. Your Profound Self-Doubt
  13. Upside Down
  14. Surely I Can Rebuild You
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