Darkness

Last Of Our Kind

2015 (Kobalt) | adult-oriented-rock

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando i Darkness ottennero il successo planetario nell’ormai lontano 2003. Un secondo disco caratterizzato da un’ambizione a volte un po’ troppo forzata, gli anni di silenzio per via dei problemi di dipendenze varie, un ritorno ancora non completamente a fuoco. Ora che arriva questo quarto album, è normale chiedersi se abbia ancora senso prendere sul serio la band dei fratelli Hawkins. In realtà in diversi li hanno sempre ritenuti come nulla più che un revival scanzonato e non sono mancati i paragoni con il film “Spinal Tap”, ma obiettivamente i Darkness non si sono mai limitati a prendere spunto da riferimenti in teoria poco nobili, rielaborandoli invece in modo riconoscibile e senza compromessi. Non è mai sembrato che la band inseguisse il successo a tutti i costi, anzi, ancora oggi non è ben chiaro come abbiano fatto a ottenere un simile livello di popolarità.

“Last Of Our Kind” potrebbe sembrare un titolo spaccone, ma è indubbio che i Darkness non solo siano sempre rimasti se stessi, ma anche che nessuno li abbia mai seguiti nel loro percorso. È quindi scontato che anche queste nuove canzoni ripropongano tutto ciò che ha caratterizzato i dischi precedenti, ovvero un misto di influenze eighties che vanno tutte sotto il comune denominatore di adult-oriented-rock: dai Queen di quel decennio agli Scorpions, dai Boston a Def Leppard e così via. La differenza rispetto al passato, però, è tanto semplice quanto basilare: in questo disco è tutto fatto meglio rispetto agli altri. Con ciò si intende una qualità melodica più alta, un suono curato ma finalmente senza forzature e un timbro vocale che va decisamente al di là dell’arcinoto falsetto. Se sulla prima caratteristica c’è poco da spiegare e molto, invece, da ascoltare, è il caso di addentrarci nell’analisi delle altre due.

In alcune occasioni del passato, soprattutto nel secondo disco, i Darkness non si erano certo fatti mancare una produzione ricca di dettagli, ma stavolta è diverso: all’epoca c’era stata una mera aggiunta di strumenti esterni all’impianto rock classico, con il rischio di dare l’impressione di un cumulo di suoni che non portava conseguenze davvero interessanti, qui invece ci sono semplicemente quattro musicisti con i propri strumenti, dediti a trovare arrangiamenti che portino con sé varietà, dinamismo e armonie ben congegnate, con gusto. La voce ha uno spettro di tonalità molto ampio e questo porta con sé un buon ventaglio di sensazioni, tra rabbia, speranza, voglia di rivalsa, romanticismo. Tutto ciò fa sì che chi si avvicina al disco senza pregiudizi non farà fatica a trovarlo quantomeno interessante e la voglia di riascoltarlo tornerà spesso, anche perché non c’è un solo passaggio a vuoto.

Non si sta dicendo che i Darkness siano diventati una band dal suono composto e dall’attitudine tra le righe. Le esagerazioni arrivano a getto continuo come prima, ma stavolta hanno una logica dietro e sono assolutamente funzionali alla resa della canzone. Tra il voluto disordine di “Barbarian”, la schiettezza di “Open Fire”, la dolcezza di “Wheels Of The Machine” e le derive rock'n'roll di “Hammer & Tongs”, la band si muove su diversi registri con disinvoltura e con canzoni dall’architettura spesso complessa ma che non manca mai di compattezza e tiro.
Tre brani spiccano sugli altri: la title track ha un dinamismo sonoro particolarmente spiccato, con armonie che si susseguono di continuo soprattutto in un ritornello tanto audace quanto perfettamente centrato; “Roaring Waters” è una midtempo rotonda ma con i riff di chitarra che vi si incuneano e la rendono estremamente vitale; “Sarah O’ Sarah” è particolarmente solare, ha una melodia assolutamente irresistibile e gode di un’espressività vocale ancor più forte che nel resto del disco.

In definitiva, i Darkness hanno finalmente trovato la chiave giusta per veicolare il proprio estro in qualcosa che porta con sé un reale valore artistico e allo stesso tempo ha il potenziale per essere ascoltato tantissime volte senza stancare. Come detto sopra, serve liberarsi da eventuali pregiudizi: se ci si riesce, questo disco ha tutte le carte in regola per dare soddisfazione a chi gli darà una chance.

(09/06/2015)



  • Tracklist
  1. Barbarian
  2. Open Fire
  3. Last Of Our Kind
  4. Roaring Waters
  5. Wheel Of The Machine
  6. Mighty Wings
  7. Mudslide
  8. Sarah O' Sarah
  9. Hammer And Tongs
  10. Conquerors
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