Decemberists

What A Terrible World, What A Beautiful World

2015 (Capitol) | folk-pop-rock, americana

So when your bridal processional
Is the televised confessional
Of the benefits of Axe shampoo
You know we did it for you
We did it all for you

‘Cause we know, we know, we belong to you

No, non si riferiscono direttamente a sé stessi, i Decemberists, quando parlano, nell’intro sarcastica di “The Singer Addressess His Audience”, della svendita della propria arte e del rapporto di fiducia infranto col proprio pubblico. Però risulta difficile non fare un parallelo con la recente evoluzione della carriera della band di Colin Meloy, in questi tempi in cui l’identificazione tra vita reale e finzione va così di moda (vedasi “Birdman”, “Boyhood” etc.). Ed è forse con una certa autoironia che va interpretata la chiusura del pezzo, da vera, maschia arena-rock band.
All’appuntamento del settimo disco, “What A Terrible World, What A Beautiful World”, i Decemberists si presentavano dopo almeno un paio di dischi strani, per loro: ognuno una specie di deformazione prima magniloquente poi priva di ispirazione melodica dei loro lavori precedenti.

È con un profondo sospiro di sollievo, così, che si passa alle ariose, lineari melodie di “Cavalry Captain”, dal soave, Murdoch-iano arrangiamento per archi, e alle peripezie amoroso-sessuali di “Filomena”, uno dei brani più “picareschi” del disco. La linearità, la pulizia della scrittura rimane il vero punto di forza del disco, che si misura tanto col pop per adolescenti (l’instant classic “Make You Better”, che fa risorgere i fasti di “Transatlanticism”, la radiofonica "The Wrong Year") quanto con l’Americana più tradizionale (il country-noir di “Easy Come Easy Go”, lo spiritual-blues delle origini di “Carolina Low”, il country di “12/17/12”).
Il risultato è da un lato molto poco pretenzioso: si tratta di una raccolta di canzoni nel senso più letterale e semplice dell’espressione, che a volte sanno richiamare i brani più emozionanti degli esordi (“Lake Song”), ma che più spesso si accontentano di risultare orecchiabili.

Poco male, perché “What A Terrible World, What A Beautiful World” rimane comunque un disco molto solido, la cui baldanzosa chiusura (“A Beginning Song”) sembra rappresentare una rinascita vera e propria per i Decemberists: “I am waiting/ Should I be waiting/ I am wanting/ Should I be wanting?”.

(13/02/2015)



  • Tracklist
  1. The Singer Addresses His Audience
  2. Cavalry Captain
  3. Philomena
  4. Make You Better
  5. Lake Song
  6. Till The Water Is All Long Gone
  7. The Wrong Year
  8. Carolina Low
  9. Better Not Wake The Baby
  10. Anti-Summersong
  11. Easy Come, Easy Go
  12. Mistral
  13. 12/17/12
  14. A Beginning Song
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